Campo speleologico sul M. Argatone (Abruzzo, Villalago - AQ)

da 01/08/2018 a 05/08/2018

Dall’1 al 5 agosto 2018, il GSB-USB (Gruppo Speleologico Bolognese e Unione Speleologica Bolognese) ha condotto esplorazioni e documentazioni nelle grotte del Monte Argatone, Villalago (AQ), e sulla dorsale della Montagna Grande (Monti Marsicani). Insieme ai 17 partecipanti del GSB-USB erano presenti due speleologi del GGFAQ (Gruppo Grotte e Forre Aquilano). Le ricerche si sono concentrate nella municipalità di Villalago, godendo del fondamentale appoggio della comunità locale, ed in particolare della sezione CAI di Villalago – Sulmona, che ci ha concesso di utilizzare il rifugio “Montagna Grande” come base operativa.

Le quattro grotte principali del monte Argatone (di cui una famosa per le comunità di Scanno e Villalago, in quanto in passato rappresentava una fonte di approvvigionamento di neve e ghiaccio) sono state riesplorate, rilevate e finalmente documentate, come degna conclusione delle passate e parziali ricerche condotte dal GSA (Gruppo Speleologico Aquilano) nel 1998, e dalla pre-spedizione del GSB-USB nell’ottobre del 2017. Due delle quattro cavità presentano ancora oggi grossi accumuli di neve, mentre la principale, denominata “Grotta di Monte Argatone”, misura uno sviluppo di oltre 160 metri, ed una profondità di oltre 50 m, rendendola una delle cavità più importanti e sviluppate dell’area. Queste quattro cavità presentano particolari ambienti adorni di concrezioni carbonatiche bianche e profondi pozzi verticali. Inoltre, a seguito di ricognizioni esterne sono state individuate diverse cavità minori, che si presentano come “sottoroccia” o fratture lungo le pareti verticali che dominano la dorsale rocciosa della Montagna Grande, ma che non presentano interessanti sviluppi dal punto di vista speleologico. Una ulteriore cavità inghiottitoio, di modeste dimensioni, è stata invece esplorata e documentata lungo il “Vallone della Terratta”. Infine, in località “La Scrella”, è stata esplorata e documentata una grande grotta risorgente, sfruttata sicuramente in passato come abbeveratoio per bestiame, la quale si arresta di fronte ad un passaggio sifonante dopo oltre 50 metri di sviluppo.

Come consuetudine del nostro Gruppo, verranno fornite alla comunità locale e al catasto della Federazione Speleologica Regionale abruzzese dettagliate relazioni circa le cavità esplorate, unitamente alle documentazioni topografiche e fotografiche curate dalla spedizione bolognese, che potranno essere oggetto di mostre o eventi nel prossimo futuro.