{"id":7995,"date":"2011-11-09T12:27:55","date_gmt":"2011-11-09T11:27:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/?p=7995"},"modified":"2020-03-14T16:49:28","modified_gmt":"2020-03-14T15:49:28","slug":"gli-orsi-delle-caverne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/2011\/11\/09\/gli-orsi-delle-caverne\/","title":{"rendered":"Gli orsi delle Caverne"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Giuseppe Rivalta<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4>L&#8217;orso nella storia dell&#8217;uomo<\/h4>\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019epoca glaciale l\u2019immagine di questo grande mammifero compare in Europa, Asia e Nord America, continenti in cui questo animale \u00e8 ancora ampiamente presente. Nella preistoria europea, la raffigurazione dell\u2019orso \u00e9 tanto frequente da far supporre che dovesse esistere una sua specifica funzione totemica, particolarmente diffusa tra i gruppi umani che vivevano in territori coperti da foreste e ricchi di grotte. 35.000 anni or sono l\u2019orso, nella cosiddetta Arte rupestre (specialmente nel Sud della Francia) viene riprodotto nelle incisioni su roccia (es. grotta di Chauvet), ma anche con statue di fango, come quella scoperta da Norbert Casteret nella grotta di Montespan (1923). Ne troviamo altre nella grotta di Trois Fr\u00e8res e Les Combarelles; alcune di queste sculture in argilla sono state datate intorno ai 15.000 anni da oggi. Probabilmente questi tentativi di rappresentazione nascevano da esigenze sciamaniche, allo scopo di ricavarne forza e potere. In ragione dei numerosi ritrovamenti, si \u00e8 avanzata l\u2019ipotesi che esistesse un vero e proprio Culto dell\u2019Orso che, con il passare dei millenni, sarebbe rimasto vivo nelle culture di numerose trib\u00f9 asiatiche e Nord Americane. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra le grotte in cui si ritiene si siano sviluppate tali ritualit\u00e0, meritano di essere ricordate la Drachenloch in Svizzera in cui &#8211; insieme a focolari di fattura neanderthaliana &#8211; sono stati trovati teschi di orso e la grotta di Regourdou, in Francia, con strutture di pietre collegabili a riti legati all\u2019orso. In Liguria, nella Grotta Basua, vi \u00e8 una stalagmite zoomorfa circondata da palline d\u2019argilla e ossa d\u2019orso. Molte sono anche le raffigurazioni graffite o dipinte in altre cavit\u00e0, a dimostrazione dell\u2019interesse che l\u2019uomo preistorico nutriva nei suoi confronti. In epoca storica ritroviamo l\u2019orso nei miti dell\u2019antica Grecia (le costellazioni dell\u2019Orsa Maggiore e Minore e costituiscono un significativo esempio), mentre tra i Celti era simbolo di forza e virilit\u00e0. La radice nord europea della parola orso \u00e8 art, con alcune variazioni ed infatti v\u2019era la dea della guerra Andartam; alcuni autori riconoscono in Re Artu una derivazione etimologica celtica. Si tratta delle stesse popolazioni che chiamavano Carro di Arthur la costellazione dell\u2019Orsa Maggiore. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel Nord Europa l\u2019orso evocava un\u2019immagine di invincibilit\u00e0, s\u00ec che in un resoconto lasciatoci da San Bonifacio (un giusto che tent\u00f2 di portare il Cristianesimo in Germania) si legge che tali genti guerriere erano solite coprirsi con la sua pelliccia, mangiarne le carni e berne il sangue prima di andare in battaglia, allo scopo di acquisirne la forza. Considerato nell\u2019antichit\u00e0 Re degli Animali, nel Medio Evo perde l\u2019alta considerazione goduta e viene sostituito dalla figura del Leone. Nei primi secoli dell\u2019anno 1000 all\u2019orso capita addirittura di essere demonizzato dal Cristianesimo, che forse vuole prendere le distanze dai culti pagani. Sempre pi\u00f9 spesso sar\u00e0 associato al diavolo, seguendo il triste destino dei pipistrelli. Viceversa in tutto l\u2019Oriente l\u2019orso conserver\u00e0 a lungo, tra i popoli meno coinvolti dall\u2019incombente modernizzazione, un ruolo importante nell\u2019immaginario e nella ritualit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Nelle popolazioni indigene del Nord America, l\u2019orso ricopre un rilevante ruolo nel mondo animista che le ha sempre caratterizzate, in cui sembra di poter ravvisare una radice culturale preistorica evidentemente asiatica. Nello zodiaco dei Pellirosse questo poderoso mammifero diviene simbolo di costanza e coraggio, oltre che di grande equilibrio. Molti capi indiani assumeranno il nome Orso, variamente aggettivato.<\/p>\n\n\n\n<h4>Note biologiche<\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Origine di un nome<\/strong><br>In passato, le ossa trovate in numerose grotte europee furono considerate come misteriosi resti di draghi, di unicorni e di altri esseri mostruosi. Ancora oggi diverse cavit\u00e0 svizzere e tedesche portano l\u2019appellativo di \u201cDrago\u201d. Nel 1774 Johann Friederich Esper, naturalista tedesco, nel suo libro Recenti scoperte di zooliti di sconosciuti animali a quattro zampe parla per la prima volta di Orsi delle caverne (in realt\u00e0 egli pensava si trattasse di orsi polari). Occorre arrivare al 1794, quando un anatomista dell\u2019Universit\u00e0 di Lipsia, Johann Christian Rosenm\u00fcller, definisce i reperti con genere e specie (Ursus spelaeus Rosenmuller 1794).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si \u00e8 evoluto?<\/strong><br>Il genere Ursus sembra fosse gi\u00e0 presente nel Miocene (25 -8 milioni b.p.). Ebbe una diffusione nel successivo periodo pliocenico e pleistocenico, quando alcune specie e razze si estinsero. I pi\u00f9 antichi esemplari risalgono a circa 600.000 anni fa (Glaciazione di Mindel). La loro pi\u00f9 ampia diffusione nell\u2019emisfero boreale copre un arco di tempo compreso tra gli 80.000 e i 18.000 anni or sono. L\u2019evoluzione dell\u2019Orso delle caverne (insieme all\u2019Orso bruno) deriva dall\u2019Ursus etruscus, vissuto nel Plio &#8211; Pleistocene tra i 5,3 milioni b.p. ed il 10.000 b.p.. Il pi\u00f9 vicino precursore dell\u2019Orso delle caverne fu, probabilmente, l\u2019Ursus deningeri, vissuto nel Pleistocene tra 1,8 milioni b.p. e i 100.000 anni da oggi. Durante l\u2019ultimo Interglaciale del Wurm il nostro orso appare numericamente significativo, se pur con tipologie inizialmente non ancora del tutto definitive. L\u2019elemento morfologico che maggiormente caratterizza questo mammifero \u00e8 la trasformazione che interessa i denti ed in particolare i 3 premolari anteriori che hanno sub\u00ecto una riduzione fino a scomparire, probabilmente a causa di una dieta che progressivamente stava diventando tipicamente vegetariana. L\u2019ultimo premolare si unisce con i veri molari, acquisendo bordi pi\u00f9 taglienti e corona allargata (fenomeno di molarizzazione). Con questo adattamento sarebbe stata favorita la masticazione e la triturazione delle fibre vegetali. Molto robusta era la muscolatura dei mascellari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ipotesi sulle cause dell\u2019estinzione<br><\/strong>Tra 60.000 e 30.000 anni da oggi il clima si present\u00f2 estremamente favorevole (Fase Interstadiale del Wurm), al punto da permettere la distribuzione di questi animali anche ad alta quota nelle Alpi. In quel periodo la vegetazione era abbondante, anche se le piante, per il fattore limitante dell\u2019altitudine, erano di minori dimensioni: un tipico caso di adattamento all\u2019ambiente. Da ricerche effettuate con datazioni al radiocarbonio, sembra che l\u2019Orso speleo si sia estinto pi\u00f9 o meno 26.000 anni fa, durante un periodo in cui l\u2019espansione della calotta glaciale stava per raggiungere il suo apice. In quelle condizioni ambientali era altrettanto diffuso il permafrost, ovvero il terreno sempre ghiacciato, fenomeno che certamente influenzava lo sviluppo delle specie vegetali, alimento base per questi plantigradi. Solo pi\u00f9 tardi sarebbero scomparse le altre faune predatrici (leoni e iene delle caverne) che fino a quel momento avevano condiviso l\u2019habitat degli orsi. I gruppi stanziati a Sud delle Alpi sopravviveranno un po\u2019 pi\u00f9 a lungo rispetto a quelli dell\u2019Europa centrale. Alcuni autori ipotizzano che un altro fattore scatenante potrebbe essere stato di matrice genetica, con la conseguenza di un indebolimento della specie. Forse la dentatura divenne pi\u00f9 fragile e meno adatta a frantumare i vegetali a pi\u00f9 elevato contenuto legnoso, con gravi ripercussioni su una dieta divenuta insufficiente a coprire le sue esigenze caloriche. Rispetto all\u2019Orso Bruno, pi\u00f9 duttile e meglio adattabile ad un ambiente che stava mutando, quello delle caverne era abituato a svernare solo ed esclusivamente nelle grotte. Oggi si fa strada un\u2019ipotesi (sec. Bj\u00f6rn Olof Lennartson Kurt\u00e9n), secondo la quale per questo animale super specializzato, potrebbe essere diventato un serio problema trovare cavit\u00e0 idonee a trascorrervi inverni sempre pi\u00f9 rigidi. A questo occorrerebbe sommare gli effetti della contenuta ma significativa esplosione demografica dell\u2019 Homo sapiens e di quello di Neanderthal.<br> In ogni caso l\u2019involuzione genetica pare aver avuto inizio gi\u00e0 prima dei deterioramenti climatici, ma genti guerriere erano solite coprirsi con la sua pelliccia, mangiarne le carni e berne il sangue prima di andare in battaglia, allo scopo di acquisirne la forza. Considerato nell\u2019antichit\u00e0 Re degli Animali, nel Medio Evo perde l\u2019alta considerazione goduta e viene sostituito dalla figura del Leone. Nei primi secoli dell\u2019anno 1000 all\u2019orso capita addirittura di essere demonizzato dal Cristianesimo, che forse vuole prendere le distanze dai culti pagani. Sempre pi\u00f9 spesso sar\u00e0 associato al diavolo, seguendo il triste destino dei pipistrelli. Viceversa in tutto l\u2019Oriente l\u2019orso conserver\u00e0 a lungo, tra i popoli meno coinvolti dall\u2019incombente modernizzazione, un ruolo importante nell\u2019immaginario e nella ritualit\u00e0. Nelle popolazioni indigene del Nord America, l\u2019orso ricopre un rilevante ruolo nel mondo animista che le ha sempre caratterizzate, in cui sembra di poter ravvisare una radice culturale preistorica<br> evidentemente asiatica. Nello zodiaco dei Pellirosse questo poderoso mammifero diviene simbolo di costanza e coraggio, oltre che di grande equilibrio. Molti capi indiani assumeranno il nome Orso, variamente aggettivato.<\/p>\n\n\n\n<h4>Etologia<\/h4>\n\n\n\n<p>Non sono ovviamente note le abitudini di vita degli orsi delle caverne, ma facendo un confronto con quelli attuali viventi in climi freddi, si pu\u00f2 ipotizzare un loro modello di ciclo vitale. L\u2019Orso Bruno filogeneticamente \u00e8 il pi\u00f9 vicino a quello delle caverne. Percependo l\u2019arrivo della stagione fredda, in autunno questi plantigradi aumentano l\u2019approvvigionamento di cibo, fino al momento in cui cominciano a cercare un rifugio ben protetto dalle avversit\u00e0 dell\u2019inverno. La grotta \u00e8 il luogo ideale, grazie alla sua temperatura in media pi\u00f9 alta di quella esterna. Quando arriva il periodo del letargo (che non \u00e8 una vera ibernazione) lo stomaco si restringe e l\u2019animale cessa di cibarsi, perch\u00e9 le calorie accumulate sono sufficienti a superare i mesi freddi. Una massa di grasso si \u00e8 accumulata sul dorso, creando una vistosa gibbosit\u00e0. Durante il periodo del sonno, la temperatura del corpo pu\u00f2 scendere anche a +5\u00b0C dai +32 \/ +35\u00b0C caratteristici della vita attiva. Analogamente diminuiscono i battiti cardiaci. L\u2019animale non defeca, n\u00e9 urina, anzi i cataboliti prodotti (che sarebbero dannosi al suo organismo) vengono riciclati. Queste informazioni si sono ottenute studiando appunto l\u2019orso americano che \u00e8 considerato &#8211; come gi\u00e0 accennato &#8211; molto simile al suo predecessore pleistocenico.<\/p>\n\n\n\n<p>In primavera, percependo l\u2019arrivo di un miglioramento climatico, esce dal suo rifugio visibilmente smagrito ed inizia la ricerca del cibo, per reintegrare le energie perdute. Durante la fase di dormienza, analogamente a quello americano, le femmine di Ursus spelaeus, dopo che l\u2019ovulo fecondato si era precedentemente impiantato nell\u2019utero, partorivano 2 o 3 piccoli i quali cominciavano a cibarsi del latte dalla madre che continuava a dormire. L\u2019allattamento verosimilmente proseguiva per 6 mesi ed oltre. Nell\u2019habitat di questo grande mammifero erano diffusi anche il Leone (o Tigre) delle caverne e la Iena delle caverne, seppure con nicchie ecologiche diversificate. L\u2019Uomo di Neanderthal fu un accanito cacciatore di orsi, ma non abbastanza da poter essere considerato una causa diretta della loro estinzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Essi avevano dimensioni ragguardevoli, che potevano raggiungere i tre metri d\u2019altezza e gli 880 kg di peso (gli esemplari maschi adulti). Nell\u2019ambito di questa specie, vi era un ben evidente dimorfismo sessuale e le femmine avevano una taglia pi\u00f9 piccola. Tipica dell\u2019Orso delle caverne la fronte bombata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019habitat cavernicolo<\/strong><br>In Italia numerose sono le grotte che contengono in abbondanza le ossa di questo mammifero estinto. Tra le pi\u00f9 note ricordiamo in Piemonte le grotte di Monte Fenera, in Lombardia il Buco del Piombo e la Grotta dell\u2019Orso, in Alto Adige la Caverna delle Conturines, in Venezia Giulia la Grotta dell\u2019Orso, oltre ad altre nel Carso, in Liguria la Grotta di Toirano (in cui oltre a ossa e segni impressi nella roccia dagli orsi, vi sono anche impronte lasciate dall\u2019Uomo di Neanderthal), in Umbria nella Grotta di Monte Cucco. Altrettante presenze di questo fossile sono state identificate in Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, Svizzera (Drachenloch), Austria (Caverna del Rabesch), Romania (nella Grotta dell\u2019Orso sono stati rinvenuti 140 individui) e Bosnia-Erzegovina (Grotta di Vjetrenica), con resti di orsi e disegni preistorici.<br> A corredo di quanto esposto, merita ricordare che anche in Romagna sono stati trovati Orsi delle caverne. Pur trattandosi di scarsi reperti, tuttavia la loro presenza costituisce un\u2019importante testimonianza paleobiogeografica. Dalla Grotta G. Leoncavallo e dalla Grotta Rosa Saviotti nei Gessi di Brisighella e nella Risorgente del Rio Cavinale di Rontana-Castelnuovo sono uscite testimonianze sicuramente riferibili ad Ursus spelaeus. L\u2019ultima scoperta risale al 2011, quando nella Risorgente delle rane (Rio Basino &#8211; Vena del Gesso Romagnola) sono stati raccolti un dente ed un metapode (III\u00b0-IV\u00b0 metacarpo dx) di tali animali, anche se con tracce di fluitazione. Al contrario di ci\u00f2, nel settore emiliano non sono finora state trovate analoghe tracce, eccezion fatta per una mandibola di Iena spelaea (Grotta Serafino Calindri, Croara), ma questo \u00e8 un discorso che rimane ancora aperto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mortalit\u00e0<\/strong><br>Durante il periodo di letargo, molti esemplari trovavano la morte per varie ragioni. Tra queste cause vi era senz\u2019altro quella di non essere riusciti a raggiungere la giusta quantit\u00e0 di riserve lipidiche durante la stagione estivo-autunnale. Da non sottovalutare anche i decessi per invecchiamento (potevano forse vivere una ventina d\u2019anni) e le malattie. Infatti dall\u2019esame di numerosi reperti osteologici sono state diagnosticate patologie legate a calcoli alla cistifellea, osteomieliti, periostiti, eccessiva erosione dentale, necrosi (specialmente in esemplari giovani), tumori ossei ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Iene spelee potrebbero inoltre aver approfittato della letargia di questi animali per sopraffarli, specialmente verso la fine del periodo invernale, quando essi erano maggiormente defedati. In alcuni casi si sono trovati anche scheletri di Leoni delle caverne, probabilmente morti nel tentativo di attaccare l\u2019orso in dormienza. Anche le volpi possono aver partecipato a questi banchetti. La presenza di molti scheletri d\u2019orso in posizione non anatomica tende ad avvalorare queste ipotesi.<\/p>\n\n\n\n<h4>Cimiteri di orsi spelei<\/h4>\n\n\n\n<p>La presenza di quantit\u00e0 considerevoli di resti di orso in grotta non ha avuto ancora una spiegazione soddisfacente. Una risposta che per\u00f2 non pu\u00f2 essere considerata una regola, la si \u00e8 trovata in Romania nella Pestera Ursilor, nelle vicinanze del paese di Chiscau (Prov. di Bihor). La cavit\u00e0 si apre ad un\u2019altezza di 482 m slm ed \u00e8 molto concrezionata. In un giorno imprecisato del Pleistocene all\u2019interno vi erano 140 animali, probabilmente in letargo. Improvvisamente una frana di massi scivol\u00f2 sull\u2019ingresso, ostruendolo per sempre. Dal modo in cui le ossa sono distribuite all\u2019interno della cavit\u00e0 si suppone che intrappolati, terrorizzati e a corto di cibo, essi abbiano finito per sbranarsi. I loro resti vennero coperti dal tempo con veli di concrezioni, come generalmente accade.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente, dovendo istintivamente trovare un riparo all\u2019interno di una cavit\u00e0 e per la scarsit\u00e0 di rifugi disponibili, questi plantigradi &#8211; non certo amanti del branco, come i lupi &#8211; accettavano di convivere in numero anche cospicuo nello stesso luogo, adattandosi a soggiornare accanto ad animali morti e forse gi\u00e0 semi-mummificati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dall\u2019epoca glaciale l\u2019immagine di questo grande mammifero compare in Europa, Asia e Nord America, continenti in cui questo animale \u00e8 ancora ampiamente presente.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8034,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[151,144],"tags":[189,196],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7995"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7995"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7995\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7996,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7995\/revisions\/7996"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8034"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7995"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7995"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7995"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}