{"id":8405,"date":"2020-07-30T09:53:20","date_gmt":"2020-07-30T07:53:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/?p=8405"},"modified":"2020-07-31T14:26:54","modified_gmt":"2020-07-31T12:26:54","slug":"il-buco-dellossobuco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/2020\/07\/30\/il-buco-dellossobuco\/","title":{"rendered":"Il Buco dell&#8217;Ossobuco"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Articolo completo su Sottoterra 149, di Massimo Fabbri e Giuliano Rodolfi<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4><strong>Scoperta e scavo<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><em>di G. Rodolfi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Aprile 2018<\/strong>. Porto Minghino (Massimo Fabbri) al Parco dei Gessi Bolognesi, nella zona della Croara. Sono diversi anni che manca dal gruppo ed \u00e8 grazie alla mia insistenza che \u00e8 ritornato, ma come dico spesso scherzando \u201cme ne sono gi\u00e0 pentito\u201d. Quando Minghino ha interrotto l\u2019attivit\u00e0 il Parco ancora non esisteva e sono molte le cose che vorrei mostrargli: le grotte alle quali abbiamo lavorato insieme in passato e quelle pi\u00f9 recenti come il Macete nell\u2019Inghiottitoio delle Selci, la Mimosa e il grande inghiottitoio appena sotto il Buco delle Candele. Davanti a noi, la dolina della Spipola che, con i suoi colori, sfoggia tutta la sua bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminando in mezzo alla vegetazione, poco dopo avere passato il Buco del Bosco, affianchiamo una bella parete di gesso, a met\u00e0 della quale, scorgiamo un terrazzino ricoperto dalle foglie. Il terreno si infossa in evidenti spaccature, nelle quali cerchiamo di infilare un ramo, lungo un paio di metri. \u00c8 da qui che comincia la storia la storia dell\u2019Ossobuco.<\/p>\n\n\n\n<p>Passano alcuni mesi, nei quali Minghino riprende confidenza con l\u2019andare in grotta, ma non si \u00e8 dimenticato di quella spaccatura scoperta mesi addietro. \u201cDobbiamo tornare a darle un\u2019occhiata\u201d, mi ricorda spesso. Io gli rispondo sempre di s\u00ec, che ci saremmo tornati, mentre dentro di me penso che se ne dimenticher\u00e0. Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>A dicembre 2018, Minghino mi convince a tornare a rimettere i piedi su quel terrazzino. Togliamo un po\u2019 di foglie, per vedere cosa c\u2019\u00e8 sotto. Inaspettatamente, compare un piccolo passaggio che ci convince a cercare di smuovere anche la terra. Abbiamo con noi solo una cazzuola e un sacco speleo. Nonostante questo, cominciamo a scavare verso l\u2019interno della parete. Il passaggio \u00e8 basso e stretto, ma vediamo da lontano dei piccoli canali di volta. Entriamo e vediamo subito due possibili direzioni: una proprio davanti a noi e l\u2019altra poco pi\u00f9 a destra. Per oggi abbiamo finito il tempo a disposizione e non possiamo proseguire. La scoperta ci ha esaltati. Decidiamo di organizzarci meglio, di tornare con attrezzi adeguati e un paio di bidoni per estrarre il detrito. Questo tentativo \u00e8 pi\u00f9 fruttuoso e riusciamo ad aprire un varco molto facilmente, il terriccio \u00e8 sabbioso e lo scarichiamo fuori dal terrazzino, verso il basso. La volta successiva si aggrega a noi Max Dondi. Essendo un po\u2019 pi\u00f9 smilzo, lo utilizziamo come battistrada, mentre noi allarghiamo la strada percorsa. Scaviamo e avanziamo, fino ad uno slargo e una svolta a sinistra. Qui troviamo un piccolo mammellone, integro e bellissimo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo trovato un osso che sembra un sasso bucato, pesantissimo\u201d, dice Max. Io lo guardo e mi accorgo che \u00e8 il classico \u201cossobuco\u201d, fossile e pietrificato. Questa scoperta dar\u00e0 il nome alla grotta. Portiamo fuori l\u2019osso e dopo averlo fatto analizzare da esperti, risulter\u00e0 un reperto di un equino di 44.000 anni fa! Minghino ed io, ben decisi, continuiamo lo scavo e, testardi, ci torniamo, eccome se ci torniamo. Ogni uscita ci d\u00e0 sempre nuove motivazioni per proseguire. \u201cL\u2019Ossobuco continua!\u201d ci diciamo, tra una palata di terra e l\u2019altra. <\/p>\n\n\n\n<p>Siamo comunque in un interstrato, sotto di noi solo terra, sopra di noi solo gesso. \u00c8 un punto con molte spaccature, che si notano anche dall\u2019esterno. Continuiamo a scavare. Io mi dirigo verso destra, seguendo la volta del canalino, ma dopo cinque metri (alla base di un pozzetto che somiglia a una tana), il passaggio chiude. Nel frattempo Minghino, che aveva riempito di terra la parte davanti, comincia a riscavare di fronte all\u2019ingresso, dandoci la possibilit\u00e0 di penetrare nell\u2019interstrato. Per la prima volta, crediamo di sentire un soffio d\u2019aria. <\/p>\n\n\n\n<p>Appena ricevuta la notizia, si aggregano a noi Andrea Pin e Paolo Grimandi. Questa volta lavoriamo in quattro, ma solo per trovarci al punto in cui, una parete di fronte a noi chiude quasi del tutto la grotta. Questo imprevisto ci demoralizza e ci porta a dover considerare una possibile chiusura della cavit\u00e0 interamente allargata a mano. Senza arrenderci, portiamo gli attrezzi sul fronte (cazzuola e palette da caramelle o farina, strumenti che ci permettono di caricare velocemente i bidoni), e togliamo altra terra. Raggiungiamo una spaccatura che si dirige verso sinistra, mentre a destra sembra chiudere. Percepiamo nuovamente dell\u2019aria provenire da alcune piccole aperture. Scegliamo di andare a sinistra e Minghino, dopo avere ancora allargato, riesce a superare la strettoia e a mettersi in piedi. Sento delle grida di euforia per non essere pi\u00f9 sdraiato. Gli chiedo di avvicendarci, cos\u00ec mi infilo anche io, e una volta passato il punto stretto, vedo una luce davanti a me. Spengo il Mastrel, per capire se si tratta di un riflesso. Nel buio assoluto vedo davvero una luce: c\u2019\u00e8 un altro ingresso! <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 un altro ingresso!\u201d grido, mentre un pipistrello spaventato quasi mi colpisce in volto. Questo secondo ingresso \u00e8 costituito da due spaccature verticali, di forma triangolare, alte circa 1,5 m e larghe poche decine di centimetri. La scoperta \u00e8 incredibile. Torniamo sui nostri passi per occuparci dell\u2019altro punto. Asportata tutta la terra, ci inoltriamo in una spaccatura all\u2019interno di una parete. Sopra di noi deve esserci il Buco del Bosco ed \u00e8 da qui che la corrente comincia ad essere ben percepibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo dopo qualche settimana. Con sorpresa notiamo che il pavimento della grotta da secco e polveroso \u00e8 diventato umido. Abbiamo riattivato la grotta. Per lavorare pi\u00f9 comodi abbassiamo il pavimento vicino alla spaccatura, creando una piccola saletta in stile \u201cMinghino\u201d. Le caratteristiche della grotta nella sua parte iniziale, lunga circa 2 Zuffa (40 m) tutti scavati sono un\u2019altezza media di 45-50 cm, che si innalzano fino a 70 cm nella saletta. \u00c8 possibile stare in piedi solo nella spaccatura che porta al secondo ingresso. All\u2019esterno, dopo aver estratto una quantit\u00e0 enorme di metri cubi di terra, abbiamo creato un bel terrazzo, che si trova proprio sopra al sentiero che collega la Grotta Spipola alla zona della Palestrina. \u00c8 un sentiero frequentato, tant\u2019\u00e8 vero che in pi\u00f9 occasioni, durante \u201ci lavori\u201d, siamo interrotti dai turisti che passeggiano in quella zona e che, incuriositi, ci rivolgono un sacco di domande. Il nostro obiettivo rimane comunque quello di trovare un passaggio verso il basso, oppure addentrarci verso il bosco per raggiungere il Buco del Bosco, 40 o 50 m pi\u00f9 a monte. <\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa in\nquella spaccatura che ci chiede di crederci. <\/p>\n\n\n\n<h4><strong>La svolta<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><em>di G. Rodolfi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>8 settembre 2019<\/strong>. Torniamo alla grotta accompagnati dalla pioggia, con un obiettivo: decidere se continuare a scavare o abbandonarla definitivamente. Arriviamo alla spaccatura dalla quale esce aria e ci rendiamo subito conto che il lavoro di allargamento sarebbe quasi impossibile. Ci accorgiamo, per\u00f2, che sulla destra la terra si abbassa e sembra che ci sia un canaletto di volta (praticamente pieno), che si snoda nella giusta direzione, dentro alla montagna. <\/p>\n\n\n\n<p>Minghino\nscava e, passando sotto due dentoni di gesso, avanza un paio di metri. La\ndirezione qui \u00e8 un poco contraddittoria: ci sono canali di volta che vanno in\ndiverse direzioni, cos\u00ec decidiamo di aprire quello frontale che sembra il pi\u00f9\ninteressante e che va diretto dentro la montagna. Ci scambiamo velocemente\nnello scavo, per essere pi\u00f9 efficaci. A un certo punto notiamo che la volta\nsembra alzarsi con spazi un poco pi\u00f9 ampi. Dopo avere ancora allargato,\nMinghino mi dice che prova a passare. Lo sento spingere come un dannato,\n\u201cscancherare\u201d e parlare da solo, poi pi\u00f9 nulla. Non capisco bene cosa stia\nsuccedendo, ma ad un certo punto lo sento urlare: \u201cVieni! C\u2019\u00e8 una sala\u2026 grande!\nDai che ti aspetto cos\u00ec la vediamo insieme\u201d. Grande amico\u2026 ancora non riesco a\ncrederci. Mi infilo alla velocit\u00e0 della luce e una volta passato, non credo ai\nmiei occhi! Una sala grande con concrezioni e mammelloni enormi, tanta roba,\ntroppa roba per una grotta del Bolognese. Ci abbracciamo e urliamo come matti,\nMinghino quasi piange, io anche, finalmente i nostri sforzi hanno avuto\nsuccesso. Sicuramente abbiamo avuto molta fortuna, ma una volta tanto siamo\nstati premiati per la nostra caparbiet\u00e0 e perseveranza.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>La sala \u00e8 in discesa, sotto solo terra morbida che degrada fino a delle colate che praticamente chiudono a cerchio su un piccolo vano in basso. Ritorniamo nella parte alta della sala. Dopo avere superato un passaggio strisciando, riusciamo a raggiungere un terrazzo con sopra dei mammelloni giganti e alle pareti colate e concrezioni. Scorgiamo un\u2019apertura che ci fa intendere che, superandola, la grotta possa proseguire. Spostiamo un enorme masso che pare la porta di Aladino e siamo di l\u00e0. A questo punto un velato senso di rimorso ci assale e decidiamo di uscire per chiamare Max Dondi, che prenderemo scherzosamente in giro per mesi per aver dato per chiusa questa meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la telefonata entusiasta di Minghino, Massimo \u00e8 molto scettico. Solo pochi giorni prima avevamo parlato con lui dicendogli che avremmo avuto bisogno di una terza persona per farci aiutare nell\u2019estrazione dei detriti. Pensa che lo stiamo chiamando per prenderlo in giro e che lo stiamo cercando solo per scavare. Dopo averlo convinto, un po\u2019 per darci una mano, un po\u2019 per la paura di perdersi qualcosa di importante, ci raggiunge. Il tarlo esplorativo \u00e8 troppo grande. Entrato in grotta, anche lui \u00e8 preso dalla nostra euforia. Gli facciamo vedere la prima sala, poi andiamo al passaggio sopra al terrazzo. Siamo in cima ad un bellissimo meandro, alto ad occhio 7 \u2013 8 m e largo almeno 1 m, sotto stringe. Siamo senza imbrago e avanti a noi il meandro allarga. \u00c8 troppo largo per riuscire a scendere. Passiamo cos\u00ec dalla via pi\u00f9 scomoda, quella pi\u00f9 stretta. Limando gli spigoli e alcuni nasi di roccia, riusciamo a scendere fino in fondo in opposizione. Eccoci dentro al meandro. Avanziamo tra punti concrezionati e vie che vanno da ogni parte (la grotta non finisce pi\u00f9, pensiamo). A sinistra una nicchia bassa ci svela una bellissima palladiana a grossi rettangoli, entriamo strisciando e dopo poco ci si pu\u00f2 alzare sotto delle bellissime vele, attive. Ci infiliamo in tutte le diramazioni che ci sono, ma chiudono in piccoli arrivi. Seguendo la via pi\u00f9 logica, passiamo sotto ad una condotta con il soffitto squadrato come fosse fatto a mano (ricorda l\u2019antico acquedotto romano di Bologna), e arriviamo dove il meandro chiude con un camino. Il passaggio \u00e8 largo 80 cm circa e le pareti sono piene di cristallizzazioni con il pavimento ricoperto di infiorescenze che sembrano broccoli di gesso. Dove chiude non \u00e8 altro che una colata multicolore di 8 m con a terra cristallizzazioni di calcite e di gesso. Di fronte alla colata un piccolo passaggio, superato dapprima in arrampicata, quindi facendo un buco nella terra alla sua base, ci porta in una saletta con soffitto basso. Poco avanti potrebbe esserci una prosecuzione con un canale di volta, ma decidiamo di non fare nulla in quanto non avremmo lo spazio per depositare la terra estratta, con il rischio di rovinare uno dei punti pi\u00f9 belli della grotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientrando\nnella condotta squadrata, a destra si segue un meandro che finisce contro una\nparete di gesso. In alto ci sembra di vedere del vuoto, ci torneremo pi\u00f9\navanti. Risaliamo la strettoia che ci ha portato sul fondo, non senza fatica e\ntorniamo al terrazzo iniziale. Qui buttiamo uno sguardo anche in un altro punto\ncon un ingresso molto stretto che diventa oggetto di una delle infinite sfide\ntra me e Minghino. Una volta dentro, ci accorgiamo che questa via torna sopra\nalla palladiana gi\u00e0 vista. Tornati nella prima sala, ci incuriosisce una\ncondotta bassa, anche questa da svuotare, con il soffitto ondulato che ricorda\nil mare: ci guarderemo in futuro. Sala Lorena, \u00e8 questo il nome che abbiamo\ndato alla prima bella sala che si incontra entrando: il nome della nostra\nbarista preferita, che ci accompagna sempre con i suoi auguri ad ogni nostra\nuscita. \u00c8 ora di uscire, stanchi, appagati, e soprattutto increduli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi viene in mente una frase che ho riletto per caso, poco tempo fa, scritta da Massimo (Minghino), quando insieme (con il GSB-USB) abbiamo fatto la giunzione tra il Buco dei Buoi e l\u2019Acquafredda, nello scavo del Cunicolo dei Nabatei. Diceva cos\u00ec: \u201cE\u2019 difficile spiegare il perch\u00e9 si scavano 120 m di cunicolo a chi non conosce la realt\u00e0 dei Gessi Bolognesi. Sembriamo pi\u00f9 dei pazzi masochisti che degli speleologi, ma a casa nostra per raggiungere dei risultati importanti non bisogna fermarsi davanti a niente o quasi\u201d (Sottoterra 84, dicembre 1989). E questa volta niente ci ha fermato!<\/p>\n\n\n\n<h4>L\u2019Epilogo<\/h4>\n\n\n\n<p><em>di M. Fabbri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La scoperta di questa cavit\u00e0 ha acceso fin da subito una vivace discussione all&#8217;interno del Gruppo, in particolare riguardo l&#8217;eventualit\u00e0 di regolamentazione degli accessi per proteggere le concrezioni e le formazioni abbastanza delicate presenti all&#8217;interno. Il Buco dell\u2019Ossobuco \u00e8 una cavit\u00e0 particolarmente concrezionata e con formazioni piuttosto delicate per essere nei gessi. Da quando abbiamo scoperto ed iniziato ad esplorare la grotta sono state sempre organizzate uscite poco numerose, a cui hanno partecipato Soci sempre diversi, per effettuare i lavori necessari (riporto solo i nomi dei responsabili per evitare un lungo elenco): il rilievo (Federico Cendron e Luca Pisani), il servizio fotografico (Francesco Grazioli), sopralluoghi per la predisposizione di un&#8217;eventuale protezione all&#8217;ingresso (Paolo Nanetti) e un filmato per la realt\u00e0 virtuale (Sergio Orsini).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esplorazione\nnon \u00e8 finita e dopo avere armato alcuni passaggi con delle scalette per\nagevolare la progressione, io e Nimitz ci ritroviamo a risalire un camino di\n8\/9 m, scoperto da Nevio durante le operazioni di rilievo. Ci ritroviamo in una\nsala con il pavimento instabile, che ci riconduce allo stesso soffitto a\nmammelloni della Sala Lorena. Come sempre c\u2019\u00e8 da scavare. Il lavoro per una\nvolta \u00e8 breve e sgusciando tra vari mammelloni ci troviamo in un altro ambiente\nmolto concrezionato che sembra una bomboniera. Sopra un&#8217;altra piccola saletta\ncolorata dal marrone scuro al rossastro tra i vari cristalli di gesso e, sul\nfianco, il nero di un bel meandro. Demoliamo un terrazzino pensile fatto di\ndetriti, montiamo una scaletta per un saltino di pochi metri e Giulio (Nimitz)\nscende.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019equazione\nsi completa con l\u2019ultimo elemento delle grotte bolognesi: il fango. Abbiamo\nraggiunto l\u2019attivo del sistema e un fango viscido ci d\u00e0 il benvenuto. Dovrebbe\nessere l\u2019acqua che arriva dal Buco del Bosco a scorrere in questo luogo. Dalla\nscaletta proseguiamo una decina di metri fino a vedere l\u2019attivo vero e proprio\ne la base di due camini pieni di fango molto alti, poi usciamo. Verranno risaliti\nin seguito, il primo da Alessio Sangiorgi e Nevio Preti, ed il secondo dai\nfratelli Dondi, con il ritrovamento di un passaggio che dar\u00e0 accesso a una zona\nconcrezionata da enormi cristalli di gesso, estremamente delicata ed unica per\nil Bolognese, caratterizzata da alti camini che sembrano non avere prosecuzioni\n(da riguardare).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa\ngrotta ci ha insegnato a non dare niente per scontato e proprio per questo non\nposso non essere attratto da un cunicolo presente in Sala Lorena con il\nsoffitto ondulato, ma con una direzione che sembra procedere verso l\u2019esterno\ndella cavit\u00e0. Non abbiamo ancora un rilievo e quindi non ne siamo certi. Sono\nsempre con Giuliano, ormai votati ad ogni causa, e ci mettiamo a scavare (la\ndescrizione seguente \u00e8 il riassunto di un insieme di uscite). L\u2019enigma del\nsoffitto ondulato si risolve in fretta, in quanto entrando nel cunicolo ci\nrendiamo conto di attraversare perpendicolarmente diversi canali di volta fino\nad intercettare una grande curva di un paleo-corso molto largo, forse 5-6 m,\nquasi tutto pieno di sedimenti che si sviluppa sia a destra che a sinistra.\nProcediamo inizialmente verso destra, in quanto pi\u00f9 facile, e in breve tempo,\nspostando un po\u2019 di terriccio, raggiugiamo uno slargo e da qui intercettiamo\nuno sfondamento. Di fronte la grotta procede ancora per diversi metri fino a\nchiudere nello stretto. Montiamo una scaletta e Giuliano scende un pozzetto di\nuna decina di metri. Controlliamo diversi punti che, purtroppo, non portano a\nniente di importante. Dopo una nuova risalita, un alterco con un ghiro appena\nsfrattato dalla sua tana, Giuliano si ritrova in cima al pozzo sceso in\nprecedenza tramite un passaggio parallelo. Sotto ritroviamo l\u2019attivo, con un\nbel meandro levigato dall\u2019acqua, che sembra un arrivo e che risaliamo dopo\navere allargato una fessura. In questa zona il gesso \u00e8 pulitissimo, senza\nconcrezioni e depositi, solo tante belle erosioni. D\u00e0 l\u2019idea che gli ambienti\nsi siano svuotati da poco tempo. Scattiamo qualche foto, facciamo il rilievo e\ninfine togliamo la scaletta. Non c\u2019\u00e8 aria e non vediamo prosecuzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo\ncos\u00ec sui nostri passi verso la Sala Lorena, ed iniziamo la progressione verso\nsinistra, ma dopo pochi metri lo scavo diventa difficile e faticoso. Lo spazio\n\u00e8 davvero poco, circa 20-30 cm di altezza, e occorre utilizzare i pochi vani\npresenti per metterci il materiale di scavo. Abbiamo difficolt\u00e0 anche a girare\nla testa. Una grossa lama di gesso si stacca improvvisamente dal soffitto e\nsfiora la testa di Giuliano che sta lavorando senza casco&#8230; lama fortunata, se\nlo avesse colpito si sarebbe rotta sul quel testone, ma \u00e8 stato meglio cos\u00ec. In\n\u201conore\u201d di questo evento chiameremo questa condotta \u201cGi\u00f9 la Testa\u201d. Progrediamo\nseguendo spazi pi\u00f9 ampi e anche con l\u2019aiuto di Simone Guatelli ed Alessio Sangiorgi,\npresenti in questa occasione, arriviamo a quello che sembra essere il crollo\ndella condotta, a circa 15-20 m di distanza. Ci torneremo per vedere se si pu\u00f2\naggirare la frana in qualche maniera, perch\u00e9 ogni tanto abbiamo avuto\nl\u2019impressione di sentire aria. Speriamo di avere ragione, cos\u00ec potremo\ncontinuare ad usare il nostro grido di battaglia: \u201cl\u2019Ossobuco continua\u2026\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la descrizione degli eventi che si sono susseguiti dalla scoperta di una bella grotta, trovata per caso alla Croara, San Lazzaro di Savena, nel Parco dei Gessi Bolognesi, in una zona rinomata per la sua avarizia nel concedere soddisfazioni. Solo fatica e costanza hanno permesso al GSB-USB di ampliare le conoscenze sul Sistema Carsico della dolina della Spipola, confermando la presenza di un collettore gi\u00e0 intercettato nel soprastante Buco del Bosco.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8406,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[140],"tags":[187],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8405"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8405"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8405\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8422,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8405\/revisions\/8422"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8406"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8405"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8405"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gsb-usb.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}