Stampa

Speleozistan 2017

Dal 25 Agosto 2017 all'11 Settembre 2017 si terrà una spedizione speleologica internazionale in Kirghizistan, a cui parteciperanno due soci del GSB-USB. La squadra è composta da 21 speleologi e speleologhe di varie nazionalità: 9 francesi, 5 kirghisi, 1 belga, 2 italiani, 3 americani e 1 inglese. La spedizione ha già ottenuto i patrocini della Federation Francaise de Speleologie, National Speleological Society, Europae Spelaeologica Federatio, Federazione Speleologica Kirghiza e della Società Speleologica Italiana.

Il progetto si ripropone di esplorare e documentare la grotta/miniera di Kan-i-Gut nel sudovest del paese, con un approccio multidisciplinare: esplorazione, rilievo, documentazione foto e video, biospeleologia, archeologia. 

Questi i siti di riferimento:

in francese: http://kgz.explos.fr/

in russo: http://www.speleo.kg/kan-i-gut-2017/

dal sito SSI: http://www.speleo.it/site/index.php/news/patrocini/481-speleozistan-2017

 

logospeleozistan

Stampa

Gessi e Solfi della Romagna Orientale

Il progetto della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna:

“Gessi e Solfi della Romagna Orientale”.  

Esplorazione in Cavità artificiali in assenza di aria respirabile (ACAR)

 

La Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna (FSRER), per il periodo 2014-2015, ha varato un complesso progetto di ricerca dal titolo “Gessi e Solfi della Romagna orientale”, che si prefigge di rilevare, documentare e studiare le cavità naturali e artificiali della Romagna orientale. La zona in esame ha, dal punto di vista delle cavità artificiali, un importante valore archeologico industriale, storico e sociale per la presenza di numerosissime zone minerarie di estrazione dello zolfo.

Il progetto prevede la “ri-esplorazione” delle miniere ancora percorribili e la loro documentazione fotografica. L’emergenza storicamente più interessante è sicuramente quella di Perticara (Novafeltria), che fu la miniera di zolfo, durante il suo massimo splendore, più importante d’Europa. Il progetto ha affrontato la problematica della peculiare situazione della miniera: a parte poche zone comunque a rischio, nelle gallerie non c’è aria respirabile. L’accesso è molto pericoloso e non va assolutamente affrontato con leggerezza. Per percorrere con una relativa sicurezza la miniera bisogna utilizzare degli strumenti di autoprotezione per zone confinate e con Carenza di Aria Respirabile (le cosiddette zone ACAR) e dei misuratori MultiGAS a supporto degli autorespiratori data la loro scarsa autonomia. Gli speleologi hanno seguito un corso di formazione sull’uso degli autorespiratori e la FSRER ha acquisito, quattro autorespiratori Dräger PSS 3000 e due misuratori MultiGas.

La federazione ha organizzato un campo speleologico nel ponte del 25 aprile, sono così iniziate le riesplorazioni delle gallerie che sono tutt’ora in corso. Le condizioni sono di forte carenza di ossigeno fino allo 0% e di una massiccia presenza di H2S fino a 20ppm. Durante la permanenza si fotografano le gallerie, si campiona materiale storico per il museo Sulphur, legno e deiezioni dei minatori per studi socio-economici ed epidemiologici.

 

Per approfondire:

per il progetto e le cavità naturali: Piero Lucci (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
per le miniere: Giovanni Belvederi (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

La miniera di Perticara, ripiena in una galleria in zona a Carenza di Aria Respirabile (ACAR) (foto G. Belvederi)

Vedi anche:

Le altre news relative al progetto pubblicate sul nostro sito

Notizia su Scintilena

 

Stampa

Esplorazione in grotta


In un recente articolo apparso sulla rivista Vanity Fair (n. 29, luglio 2009), commemorando i 40 anni della conquista della Luna , il bravo scrittore ed esperto rocciatore Erri De Luca scrive che, nel '69, all'uomo non restasse altro che il nostro satellite come obiettivo  della pura attivita' esplorativa. Questo perche', una volta violate alpinisticamente tutte le vette piu' alte  del Globo, nel XX Secolo non c'era piu' niente da esplorare sulla Terra.

Nulla di piu' falso! Proprio la Terra, o meglio il SottoTerra offre da sempre e continuera' ad offrire per moltissimo tempo un buio - metafora della conoscenza da acquisire oltre che nel senso letterale - ancora piu' pesto di quello siderale. Le montagne che riporta De Luca sono "violate" solo in superficie, ovvero solo la' dove batte il sole. Ma per fortuna sotto le apparenze c'e' dell'altro!

Sotto ogni strato di roccia erodibile, dal Carso alle Apuane fino a tutta la dorsale Appenninica ed in Sardegna - tanto per rimanere in Italia - c'e' l'ignoto. Ignoti sono i percorsi degli abissi sotterranei, ignote le loro origini, la loro conformazione, la loro improbabile popolazione animale e vegetale.
Cosi' e' in moltissime parti del Mondo! Dato che non rientra nell'intento di questa presentazione fornire un elenco dei siti carsici del Pianeta, omettiamo qui di citarne altri.

Corchia
Capita spesso di osservare i monti e tradurre il loro imponente impatto visivo nell'idea di una compatta solidita'.
Eppure ci sono montagne vuote come il Monte Corchia nelle  Alpi Apuane (vedi qui sopra), dove chilometri e chilometri di gallerie, sale grandi come cattedrali e pozzi profondi tessono una rete di vuoto al di la' di ogni possibile immaginazione.

Il mondo ipogeo nasce dal nulla:  ogni grotta esiste grazie alla lenta cancellazione della materia in cui l'acqua riesce ad insinuarsi. E il Nulla, privo di un'intrinseca forma nella roccia come nello spazio interstellare, modella ogni ambiente che si va creando secondo architetture  straordinarie ed ardite per l'immaginazione di chiunque. Ambienti che oltre pochi metri dall'ingresso generalmente sono sciolti da qualsiasi  relazione con l'esperienza umana.

E' in questo scenario che lo speleologo vuole muoversi, spinto dalla voglia di illuminare per la prima volta cavita' labirintiche che, dall'origine del nostro Pianeta, sono state immerse nell'oscurita' piu' assoluta.

CordaNelBuioScalette

Il nero non e' un colore, piuttosto e' l'assenza di ogni colore.

Muoversi nel buio di una grotta significa illuminarla con una luce ad essa forzatamente aliena; proprio da tale luce dipendono le caratteristiche di ogni forma e colore  che associamo alla grotta mentre  viene esplorata.

Questo fatto rivela che  ogni attivita' speleologica e'  necessariamente incentrata sul punto di vista di chiunque si avvicendi  e porti la luce negli abissi ipogei.

 

Quello che lo speleologo vede dipende in sostanza dal "colore" della sua specifica luce, parimenti dalla sua specifica curiosita'.

Esplorare una grotta richiede la capacita' di affrontare un mondo in cui le tre dimensioni spaziali e quella temporale sono percepite in modo assolutamente diverso che nella realta' quotidiana: generalmente il movimento non avviene mai soltanto su una superficie ma  si espande in tutto il volume del vuoto di una cavita'. Per questo, sia le gambe che le e braccia  sono simultaneamente utilizzate per  contrapporsi alla forza di gravita'. Inoltre, in grotta i tempi scala di qualsiasi variazione sensibile nell'ambiente sono scanditi dalle stagioni, se non addiritturale dalle ere geologiche: il tempo, per lo speleologo,  scorre quindi  in modo assolutamente non lineare e personale.

Per questo gli esploratori di abissi devono dotarsi di tecniche che, prima di tutto, permettano l'accesso ed il movimento in  spazi totalmente ostili alla normale mobilita' umana.  La tecnica esplorativa e' assai varia. Occorre  saper preparare il percorso con corde e scalette, ed utilizzare gli attrezzi specifici per la progressione. Occorre esperienza per valutare la solidita' e la stabilita' della roccia su  cui ci si muove o ci si appende.

AstreaEli

Occorre anche sviluppare  la giusta sensibilita' per intuire la causa delle correnti d'aria e rapportarle allo sviluppo della grotta. Occorre essere dotati di grande pazienza per scendere o risalire pozzi profondi ed interminabili, quando si e' ad ore (per non dire giorni) dall'apertura iniziale della grotta, o per liberare passaggi stretti ma risolutivi, intasati dai sedimenti di millenni di effluvi o stagnazioni.

Occorre poi destrezza nell'affrontare percorsi dove si puo' contare solo sul proprio corpo, disarmati nella sfida con il StrettoCalindriSpaccatasuccedersi continuo di vuoto e roccia: questo accade nelle strettoie, in cui occorre la piu' grande delle doti di uno speleologo, cioe' la calma, dove e' fondamentale apprezzare l'abbraccio persistente  della montagna per poi sfuggirgli esalando un semplice respiro;

e  accade nei meandri, dove si e' sospesi in spaccature alte e profonde, che sembrano snodarsi in infinite svolte e perdersi nel buio, attraverso cui si riesce a procedere  solo alternando pressioni degli arti o di tutto il corpo in opposizione alle pareti di roccia piu' vicine tra loro...

Le uscite esplorative  possono durare anche piu' di un giorno, in cui lo speleologo deve limitare i periodi di riposo per non risentire dell'umidita' (spesso piu' del 100%) e non raffreddarsi dormendo.   Per questo  occorre saper "leggere" il proprio corpo, sottoposto a molte ore  di spossante e continuo movimento.

Infine, occorre saper dominare la propria paura nei confronti dell'ignoto  tanto quanto la volonta' di continuare ad esplorare, e decidere di tornare indietro.

CampoSaccoPelo Quando, in una grotta, la zona da esplorare è ampia e oltre tutto si trova molto lontano dall'uscita, conviene organizzare un campo interno. Grande importanza è data allora alla logistica per la collocazione delle tende o di amache (o di giacigli piu' spartani...) e la formazione delle squadre sia di punta (ovvero quelle che devono concentrarsi nell'esplorazione vera e propria) che di supporto (che devono occuparsi del trasporto in situ delle attrezzature ausiliarie e delle razioni di cibo).

CampoAmaca

 

Alla squadra della punta esplorativa fa seguito quella di rilievo topografico. E' infatti importantissimo disegnare lo sviluppo della grotta sia  in sezione che in pianta. Il rilievo fatto contestualmente all'esplorazione  è necessario per poter inserire la grotta nel contesto geografico della zona, ed avere informazioni complementari utili per la pianificazione della stessa esplorazione. Infatti la presenza di corsi d'acqua in una grotta può essere in stretto collegamento con l'orografia esterna. E lo stesso clima  degli ambienti interni, correnti d'aria, umidità ecc. sono connessi con la presenza o meno di possibili ulteriori aperture della cavità o della vicinanza di questa con altri ambienti ipogei.

SCAVARE: non sempre in grotta si trovano le porte spalancate...

(Videoclip in gara a CASOLA 2010, by S. Cattabriga e GSB-USB)

 

 


 

In questa pagina e nei link da seguire ci proponiamo di raccontare alcune esperienze esplorative dei soci del GSB-USB. Nonostante questi racconti possano essere totalmente inediti o riprendere e sviluppare articoli già pubblicati nella nostra rivista, questa, SOTTOTERRA, rimane comunque il mezzo ufficiale per diffondere i risultati delle attività del GSB-USB. Segui il link e richiedi l'abbonamento se non lo hai già!

1. Spedizione Bosnia 2008

2. Spedizione Bosnia 2012

 


Questo sito utilizza Cookie per migliorare l'esperienza dell'utente e la qualità dei servizi. Continuando la navigazione autorizzi le nostre modalità d'uso dei Cookie.