Grotte protette e accompagnamenti

La fruizione speleologica delle Grotte ad accesso regolamentato

GSB ed USB curano, per conto dell’Ente Parco, la manutenzione delle grotte protette e gli accessi delle stesse al solo mondo speleologico organizzato o al mondo scientifico.
L’accesso al laboratorio della Grotta Novella necessita invece di una autorizzazione specifica dell’Ente Parco.
Le prenotazioni da parte dei Gruppi Speleologici, corredate del motivo della visita e del numero previsto di partecipanti, debbono essere indirizzate direttamente al GSB-USB (info@gsb-usb.it) o all'incaricato GSB-USB per le Grotte Protette con almeno tre settimane di anticipo sulla data proposta per la visita. Si rammenta che le cavità ad accesso regolamentato prevedono un numero massimo ammissibile di visitatori speleo, in relazione alle caratteristiche fisiche e climatiche dei diversi ambienti.
L'accesso a tutte le grotte, protette o meno, può venire interdetto nel caso in cui, lungo i percorsi abituali, si stanzino colonie di pipistrelli in svernamento.


Le grotte turistiche

Il GSB-USB non effettua visite guidate alle grotte turistiche.
Tali visite sono organizzate direttamente dall’Ente Parco e si limitano alle due grotte appositamente predisposte : la Grotta del Farneto e la Grotta della Spipola.
L’Ente Parco si giova di guide appositamente formate.
Per prenotazioni telefoniche: nei giorni feriali, dalle 9.00 alle 18.00, tel. 051.6258569/6258581.

Allo scopo di avvicinare il Pubblico non solo al mondo delle Grotte, ma anche agli Speleologi ed alle loro specifiche conoscenze, GSB ed USB, dal 2009, conducono un ciclo di accompagnamenti alla Grotta del Farneto. Anche per queste visite, le prenotazioni vanno rivolte all’Ente Parco.


Altre tipologie di accompagnamenti

Attualmente il GSB-USB collabora con il Comune di Sasso Marconi per gli accompagnamenti all’interno del tratto abbandonato dell’antico acquedotto romano di Rio Conco. Anche in questo caso le prenotazioni non sono curate da noi ma dal comune di Sasso Marconi.

Per eventi particolari il GSB-USB viene chiamato ad effettuare visite alle aree carsiche, in alcune grotte oppure in antichi manufatti artificiali come cisterne a canali. Questo avviene, ad esempio, in occasione delle manifestazioni “La Notte Blu” che si tengono annualmente a Bologna.

 


 

 

Cavità N° Catasto Data
protez.
Intervento  Finanziamento
Grotta S.Calindri 149.ER.BO. 1964 GSB GSB
Grotta del Farneto 7.ER.BO. 1971 USB Comune di San Lazzaro di Savena
Grotta Novella 287.ER.BO. 1972 USB USB
Pozzo Pisoliti 550.ER.BO. 1972 USB USB
Buco dei Buoi 29.ER.BO. 1974   USB USB
Buco del Bosco 40.ER.BO. 1977 GSB-USB GSB-USB
Grotta C. Pelagalli 425.ER.BO. 1978 GSB-USB GSB-USB
Buco del Belvedere 6.ER.BO. 1992 GSB-USB

GSB-USB, con contributo Parco Reg. Gessi Bolognesi

Grotta della Spipola 5.ER.BO. 1994 GSB-USB GSB-USB, con contributo Parco Reg. Gessi Bolognesi
Buco del Muretto 483.ER.BO. 1997  GSB-USB GSB-USB
Grotta di Labante 133.ER.BO. 2001 GSB-USB Comune di Castel d'Aiano
Grotta Coralupi 92.ER.BO. 2001 GSB-USB Parco Reg. Gessi Bolognesi
Grotta del Farneto 7.ER.BO. 2004 GSB-USB Parco Reg. Gessi Bolognesi
Pozzo di Monte Donato 847.ER.BO  2006 GSB-USB GSB-USB
P.P.P. 276.ER.BO. 2008 GSB-USB

Parco Reg. Gessi Bolognesi

Inghiottitoio della Acquafredda 3.ER.BO 2013 GSB-USB Progetto Life-Gypsum
Inghiottitoio delle Selci 877.ER.BO 2013 GSB-USB Progetto Life-Gypsum
Buco II delle candele 46.ER.BO 2013 GSB-USB Progetto Life-Gypsum
Grotta M. Gortani 31.ER.BO 2013 R.S.I. (Imola) Progetto Life-Gypsum
Complesso Grotta Cioni-Grotta a Ferro di cavallo 8.ER.BO 2017 GSB-USB Progetto Life-Gypsum

 

Piccola storia

Prodromi: 1871- 1951

Francesco Orsoni, Pioniere della Speleologia Bolognese, è il primo ad avvertire la necessità e l'urgenza di proteggere una cavità naturale e le preziose testimonianze preistoriche che ha appena scoperto: corre l'anno 1871 e si tratta naturalmente della celeberrima Grotta del Farneto.  L'impresa viene condotta e finanziata dallo stesso Orsoni. Nel 1888, con un altro poderoso sforzo, allestisce la Grotta per le visite guidate, con tanto di impianto di illuminazione ad acetilene.

Nel 1935, partendo da un piccolo contributo erogato dal Comitato Provinciale del Turismo (500 lire) sono Luigi Fantini ed il suo Gruppo Speleologico Bolognese ad intraprendere i ciclopici lavori per l'apertura dell'ingresso basso della Grotta della Spipola e l'adeguamento del tracciato nei primi 600 m della cavità, per rendere possibile condurvi "i turisti" e salvaguardare la Grotta da ulteriori vandalismi. L'opera viene inaugurata il 22 novembre 1936, in occasione del 4° Anniversario della scoperta della Grotta. Il consuntivo della spesa risulterà superiore alle 2000 lire, senza contare ovviamente le centinaia di ore di lavoro volontario impiegate dagli Speleologi del GSB. 
Nel 1940 il cancello è ancora al suo posto, ma ben presto verrà divelto per agevolare il transito degli "sfollati", che si stanzieranno lungo il primo tratto della Grotta per sfuggire alle requisizioni ed ai bombardamenti. 
Il terzo intervento "storico" di protezione è ancora di Luigi Fantini e del GSB, che nel 1951 danno inizio ai lavori di sistemazione della Grotta del Farneto, anch'essa - come altre - utilizzata come rifugio dall'esercito occupante e dai locali, la cui permanenza all'interno  della Grotta giunge a completare il danneggiamento dei depositi archeologici e la spogliazione dei concrezionamenti.   Gli Speleologi riaprono il sentiero esterno e provvedono al ripristino dei primi 160 m della Grotta, installando 55 gradini di gesso ed ampliando alcuni passaggi particolarmente bassi.

 

Dal 1964 ad oggi

Nella seconda metà degli anni '50 a Bologna operano attivamente due forti Associazioni  Speleologiche: il GSB, fondato da Luigi Fantini nel 1932 e l'Unione Speleologica Bolognese, costituitasi nel 1962 a seguito della fusione di due Gruppi. Fra le due diverse entità speleologiche bolognesi esiste un'accesa competizione, che se da un canto impedisce di esprimere tutte le ampie potenzialità di un eventuale insieme d'intenti, dall'altro stimola  nuove realizzazioni ed un'intensa attività. GSB ed USB riuniranno le loro forze solo nel 1975, al termine di un estenuante ciclo di trattative, durato più di cinque anni e determinato dall'indispensabilità di costituire un fronte comune nella strenua lotta contro le attività estrattive, che stanno distruggendo le grotte e le aree carsiche del Bolognese. 

Già dal 1960 i due Gruppi  avevano dato inizio, separatamente, alla "grande offensiva" contro le cinque cave di gesso che operavano all'interno dell'attuale area del Parco.  Conferenze, proiezioni, campagne di stampa, denunce alla Magistratura, pressioni svolte a tutti i livelli presso le Università, le Soprintendenze, gli Enti locali. Certo non bastava mai: occorrevano azioni concrete : fatti.  
La protezione delle grotte acquista pertanto in quegli anni un significato ed un valore aggiunto, in quanto tali interventi, intrapresi in totale autonomia organizzativa e finanziaria dai Gruppi, verranno condotti non solo con l'obiettivo di preservare le cavità naturali dai ricorrenti vandalismi (asportazione di concrezioni, scritte, abbandono di immondizie, ecc.), ma si pongono per la prima volta in flagrante antagonismo nei confronti dell'azione distruttiva delle cave.  
Qualcuno, commentando quelle vicende, affermerà che la protezione della Grotta S.Calindri, nel 1964 (GSB), la ristrutturazione della Grotta del Farneto (1971) e, nel 1972, la costruzione del Laboratorio nella Grotta Novella (entrambe iniziative dell'USB) costituirono veri e propri tubi Bangalore, infilati sapientemente dagli Speleologi sotto i vasti ed intricati reticolati che difendevano lo strapotere economico e politico delle industrie estrattive, reso più efficace da una diffusa corruttela.  Fu il Comune di S.Lazzaro di Savena (Sindaco A.Lambertini) il più valido e convinto alleato in questa lunga e complessa vicenda; seguirono poi, a passi più lenti, la Provincia di Bologna e la Regione, che  promulgò una specifica Legge (L.R.8/76) sulle attività estrattive, grazie alla quale le cave - nel giro di una lunghissima decina d'anni - vennero chiuse o allocate altrove.

Va precisato che tutte le cavità protette dagli Speleologi prima dell'avvento del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi (1988) e - a maggior ragione - quelle di cui fu il Parco stesso a decidere la protezione, sono state interdette all'ingresso indiscriminato del pubblico unicamente per preservarle dalle deturpazioni, per tutelarne l'integrità o per evidenti motivi di sicurezza.   Le più importanti cavità naturali del Bolognese: la Grotta del Farneto e la Grotta della Spipola, versavano in condizioni deplorevoli, spogliate lungo i percorsi più accessibili di ogni più minuta concrezione gessosa o carbonatica, imbrattate da firme e sigle in nerofumo o a vernice e dalle quali ogni anno GSB ed USB asportavano incredibili quantità di rifiuti d'ogni genere. A questi guasti si sommava, pressoché in ogni grotta, la sistematica depredazione di cristalli, da parte dei collezionisti di mineralizzazioni e - lo si dica - anche a cura di sedicenti "speleologi".
Mai una grotta del Bolognese è stata chiusa per impedire od ostacolare ad altri l'attività speleologica, e ne è indiscutibile prova il fatto che - anche nel lungo periodo in cui i due Gruppi Bolognesi costituivano entità nettamente separate e vistosamente concorrenziali in materia di leadership locale - le azioni dell'una o dell'altra Associazione, qualora volte a proteggere qualsiasi cavità, garantivano comunque a tutti la fruizione speleologica, nel condiviso convincimento che prevalesse l'indispensabilità di mettere in campo ogni risorsa ed energia disponibile per salvaguardare le grotte ed i gessi del Bolognese, sul fattore alternativo di comodo o di una malintesa libertà di accesso.

 

Curiosità

Grotta Serafino Calindri

scoperta nel 1964 da Giancarlo Zuffa, del GSB e dedicata al celebre ingegnere idraulico e storico, precursore della Speleologia Bolognese, che alla fine del '700 visitò e descrisse per primo alcune grotte nei gessi e nelle arenarie del nostra provincia. Nell'intento di preservare la singolare abbondanza e varietà di concrezionamenti, i cospicui depositi paleontologici e -soprattutto- le testimonianze di frequentazione da parte di popolazioni primitive (Bronzo rec.: fine XIV-inizio XIII sec.a.C.), pressoché contemporanee a quelle che abitarono la Grotta del Farneto, immediatamente dopo la sua scoperta viene protetta con un robusto portello in acciaio, installato a 6 m dall'ingresso, che si apre sul fondo della Valle cieca di Budriolo.
Fra il '68 ed il '70 alcuni movimenti franosi ostruiscono il pozzetto d'accesso, che viene facilmente (si fa per dire) riaperto, ma nel '72, a seguito di forti temporali, una possente slavina di fango e di alberi si abbatte sull'ingresso e le acque trovano sfogo scavando una voragine al di sotto della struttura in c.a. che avvolge il portello, che resta inutilmente appeso alla volta. L'intero lavoro deve quindi essere ripetuto nel 1973, con la costruzione di una nuova struttura in c.a., ospitante il portello in acciaio (quello del '64), venti metri più all'interno della Grotta. Gli Speleologi realizzano inoltre una grande coronella in legno, su di un arco lungo una ventina di metri, a difesa dell'ingresso. Reggerà fino al 1988.
Torniamo comunque al 1976, allorché la Cava "Farneto", della Gessi Emiliani, sfonda l'ormai esile diaframma esistente fra le sue gallerie e la Grotta,  sulla quale il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali ha emesso proprio quell'anno un provvedimento di tutela. Alcuni goffi, ripetuti quanto vani tentativi dei cavatori per porvi rimedio dimostrano ben presto la loro inutilità e nel  1982 si  è al punto di prima: un buco di 4 x 2 m rende ancora accessibile la Grotta attraverso le gallerie di cava. Si apre una lunga vertenza, dai toni incredibilmente violenti, fra GSB-USB e la Ditta, il perito del Tribunale ed infine contro la Soprintendenza Archeologica, che di fronte ad una situazione emergenziale pare in stato catalettico. Le cose si trascinano fino al 1987, quando, dopo aver ottenuto la prescritta "licenza edilizia" (sic), GSB ed USB, stanchi di planimetrie, carte bollate e raccomandate r.r., trasportano manualmente le 5,5 t di materiale al piano inferiore della cava (300 m di gallerie semiallagate) e costruiscono il famoso "Muro del Pianto", che separa definitivamente la Calindri dalla cava. Siamo all''88, quando i problemi di "tenuta" delle difese esterne all'ingresso divengono -anno dopo anno- drammatici, costringendo gli Speleologi al defatigante svuotamento del pozzo iniziale, che inevitabilmente si riempie di fango e tronchi.
Nel 2007 il Parco dei Gessi, che nel frattempo ha saggiamente provveduto all'acquisizione del fondo della Valle cieca di Budriolo, approva il progetto d'intervento del GSB-USB per la definitiva sistemazione dell'ingresso mediante una struttura in acciaio. I lavori vengono eseguiti dagli Speleologi in cinque giorni, con l'insostituibile aiuto di un escavatore cingolato.
La Grotta S.Calindri ha uno sviluppo di 1.955 m ed un dislivello di 26 m.

 

Grotta della Spipola

scoperta nel 1932 dal GSB. L'ingresso naturale si apriva 28 m più in alto, con una cavità costituita da due stretti pozzi, nota con il nome di "Bus d'la Speppla, o Buco del Calzolaio". Giorgio Trebbi (della SSI) vi era già disceso nel 1903, senza trovare prosecuzione alla base del secondo salto.
Trent'anni più tardi, il 22 novembre 1932, una squadra del GSB, costituita da Luigi Fantini, Vico e Giulio Greggio, Giuseppe Loreta ed Antonio Forti disostruisce  la frana di argilla e massi che occupa il fondo del Buco del Calzolaio e riesce a penetrare in quella che - dopo anni di ostinate ricerche - potrà essere definita come la sezione mediana del grande Sistema carsico "Acquafredda-Spipola-Prete Santo", che, con i suoi oltre 11 Km di sviluppo, è ancora oggi il più esteso nei Gessi dell'Europa occidentale.
Nel 1933, al termine di una serie di possenti disostruzioni, il GSB completa l'esplorazione della Grotta, fino alla sua Risorgente (Buco del Prete Santo), per un insieme di circa 4 km.
Nel 1934 viene scoperto un pertugio, che si apre quasi sul fondo della Dolina della Spipola e che consente di accedere alla Grotta senza percorrere i pozzi ed i cunicoli del Calzolaio.
In breve tempo la notizia della possibilità di entrarvi senza la necessità di attrezzature e senza affrontare i temibili cunicoli dell'ingresso alto si sparge nella città e la Spipola diviene mèta di frequenti visite da parte di curiosi, sprovveduti e vandali. 
Ha così inizio il fatale processo di predazione delle concrezioni, il proliferare delle scritte con i nomi, i ripetuti interventi di Fantini e dei Vigili del fuoco per riportare all'esterno chi vi si è smarrito o chi è rimasto al buio. 
Nel 1935, con l'unico intento di salvaguardare la cavità, il Gruppo intraprende i lavori per renderla accessibile ai turisti mediante visite guidate. Viene minata la base del Buco del Calzolaio, chiusa la fessura che costituiva l'ingresso basso ed aperta artificialmente l'attuale "porta", munita di un cancello in ferro.   
All'interno si costruiscono tre rampe di gradini nel gesso vivo, che superano i dislivelli più marcati, si ampliano (con la pentrite e gli scalpelli) i passaggi più bassi o ristretti e si scava un lungo sentiero nei sedimenti, che consente di attraversare in alto il lungo Salone del Fango, senza entrare nell'acqua.  L'ultima impresa è costituita dallo scavo del cunicolo di 40 m, che collega la Galleria della Dolina Interna al Salone G.Giordani.  
Due anni di lavori, che si concludono all'esterno, con il tracciamento di un comodo sentiero e la costruzione di un vasto ripiano nella roccia, antistante al cancello. Il 22.11.1936 , quarto anniversario della scoperta della Grotta, il Resto del Carlino dà l'annuncio della cerimonia d'inaugurazione della "nuova gemma turistica". Grandi i festeggiamenti tributati al Gruppo ed in particolare a Luigi Fantini, che il Presidente dell'EPT, convinto assertore dell'iniziativa, apostrofa  come " quel ch'l'à inventé la Speppla" . 
Chi oggi si rechi per la prima volta alla Spipola, esattamente come uno speleologo disattento, può non far caso all'enormità dell'impresa portata a termine dal GSB lungo i primi 700 m della grotta: un'impresa compiuta con mezzi artigianali ed un incredibile e lungo dispendio di energie da parte di una decina di speleologi e di due soli "fuochini".
L.Fantini il 19.06.1935 contabilizza in un foglio il costo dell'opera in lire 2.189,10  "per le paghe e l'assicurazione  dei minatori, l'acquisto delle polveri, del cancello, degli attrezzi, ecc."  Il contributo erogato dall'EPT fu certamente inferiore, in quanto vi si annota: "sborsate in più da Fantini lire 189,10". 
Risulta peraltro che negli anni a venire, fino alla guerra, le visite furono guidate solo da Fantini, che vi accompagnò personalmente alcune centinaia di Bolognesi.
Un nuovo gravissimo attacco all'integrità della Spipola sopravviene proprio verso la fine della guerra, quando la grotta ospita (come molte altre nell'area, più accessibili in quanto più vicine agli abitati, ma tutte utilizzate per sfuggire alle requisizioni ed ai bombardamenti) forse 100 o 200 "sfollati".  Questi sventurati si stanziano con i loro pagliericci, gli attrezzi da cucina e le loro povere cose, lungo i primi vani, ma soprattutto verso il fondo del Salone del Fango, in cui scavano nicchie per le lampade e giacilii.  Le condizioni igieniche dovevano essere davvero deplorevoli, aggravate dal fatto che erano stati portati in grotta anche parecchi animali da cortile, che all'esterno costituivano una preda assai ambita. 
Si sa che nella Grotta Coralupi si verificarono casi di difterite, ma si ignora se questa sia stata la causa della fuga dei rifugiati anche dalla Spipola, o abbia prevalso la situazione di pesante disagio.
E' certo che, durante la permanenza in grotta, a qualcuno di essi viene in mente di ingannare il tempo e raggranellare qualche soldo, cavando a colpi di scalpello l'alabastro della "Colata" per scolpire  posaceneri o altri oggetti.  
A completare lo scempio, negli anni del dopoguerra - e questa volta non più per necessità, ma per schietta ignoranza - penseranno i visitatori, ritornati a frequentare la Spipola, ormai priva del cancello. Scompare perfino la lapide montata nel 1936, che aveva l'innocente torto di essere "datata" da un minuscolo fascio.
Nel 1962, in occasione del trentennale della scoperta, il GSB-SCB riesce a rimontare una nuova lapide sopra l'ingresso, che rende anonimo omaggio ai "primi esploratori" della Grotta. In città il clima speleo è acceso, c'è ancora in giro qualche dissidente degli anni '30 e '50 e si reputa prudente non far nomi. 
Su pressione dell'Unione Bolognese Naturalisti e dei Gruppi Speleologici, il 23.10.1965 il Ministero della Pubblica Istruzione approva il vincolo paesaggistico sull'area della Croara. Disgraziatamente la cavità protetta, per una svista, diventa nel testo della Gazzetta Ufficiale "la meravigliosa grotta della Spinola", forse un grottone marino del Salento.    
Si concretizza proprio in quel periodo, per la Spipola, una minaccia ancor più insidiosa dei vandalismi: quella dell'annientamento da parte di due industrie estrattive, che procedono sia da monte del Sistema (Cava IECME), che da valle (Cava Ghelli).
A monte la IECME riesce a distruggere gran parte di Monte Croara e delle sue grotte, deturpando la splendida Valle cieca dell'Acquafredda e scaricando lo sterile all'interno del Rio omonimo, che scompare nell'Inghiottitoio ed attraversa la Spipola. Il regime del torrente sotterraneo ne risulterà sconvolto per decenni.
A valle, presso il T.Sàvena, la Cava Ghelli seziona la Risorgente dell'Acquafredda, fa saltare e distrugge in parte il Buco del Prete Santo e riesce - due anni dopo l'ordine di cessazione dei lavori di cava, nel 1979 - a provocare con le sue esplosioni sotterranee risentimenti statici dentro la Spipola, fin sul fondo del Salone G.Giordani.
Nel 1980 pare definitivamente chiuso il problema fondamentale delle cave di gesso, anche se nel 1984 è ancora aperta la Cava a Filo, ma solo perché nel PAE di S.Lazzaro risulta iscritta come cava "di granito".
Resta fortunatamente solo la jattura dei collezionisti di mineralizzazioni, delle scritte sulle pareti (non più con nerofumo, ma con vernice spray) e delle montagne di pattume, che i visitatori depositano sistematicamente in grotta e che gli speleologi si sono presi autonomamente  la briga di ripulire, dal 1970 in poi.
Nell' '82 GSB ed USB, con l'appoggio della FSRER e della Società Speleologica Italiana, tentano di scuotere le Amministrazioni locali, affinché adottino provvedimenti atti a proteggere la Grotta.  Si progettano anche la porta in ferro ed i passanti per i pipistrelli.  
Tutti concordano sul fatto che si tratti di un'ottima idea, che siamo spronati a realizzare quanto prima, con la benedizione di tutti, proprietario del terreno escluso.
Nel 1988, dopo quattro anni di sofferta gestazione, la Regione E.R. dà alla luce il Parco dei Gessi Bolognesi. Come si sa, con l'Ambiente non c'è fretta, tanto che ci vorranno altri sette anni per poter disporre di uno strumento fondamentale come il Piano Territoriale.
In tale fiduciosa attesa GSB ed USB presentano il vecchio progetto di chiusura e di gestione della Spipola al Parco, che - con tutte le grane che accompagnano l'iter di avviamento - potrà approvarlo ed erogare un contributo per la sua realizzazione solo alla fine del 1994. L'opera viene conclusa nel 1995, con 438 ore di lavoro complessive, distribuite in 11 giorni. 
Il Presidente, la sera dell'inaugurazione (20.02.1995), pronuncerà quello che noi interpretammo allora come un encomio indirizzato agli Speleologi Bolognesi:  "Questi interventi hanno confermato ieri ed attestano oggi, con la semplicità e la forza della concretezza, la profonda differenza fra l'auspicare e l'agire, la netta distinzione fra il dire ed il fare nel campo della tutela dell'ambiente, che par vivere e muore di proposte e vaghe teorizzazioni".