Miniere

LE MINIERE ABBANDONATE

Un filone della speleologia in cavità artificiali è la riesplorazione delle miniere abbandonate: alcuni speleologi del gruppo vi si dedicano da più di un decennio.

Il fascino che questi luoghi esercitano è molto forte, non solo perché sono ambienti sotterranei, dove appaiono dal buio le attrezzature, i mezzi, gli ascensori, ma anche perché testimoniano la storia dello sfruttamento minerario da parte di un numero esiguo di compagnie se paragonato ai milioni di uomini che per loro hanno lavorato e perso la vita. Esplorare e rilevare oggi questi luoghi significa strapparli all’oblio, conservarne la memoria e portare un piccolo tributo a chi ci ha consentito di condurre una vita, tanto avida di materie prime. L’attività estrattiva era abbastanza diffusa in Italia, non solo nella catena Alpina ma anche in Romagna, dove si apriva la più grande miniera di zolfo d’Europa, la miniera di Perticara. Gli speleologi bolognesi hanno coordinato l’esplorazione mineraria del grande progetto della Federazione Speleologica dell’Emilia-Romagna “Gessi e Solfi della Romagna Orientale”, fondando insieme ad altri speleologi della regione la “Squadra Solfi”, ovvero speleologi formati per intraprendere esplorazioni nelle miniere di zolfo, che presentano problemi di carenza di aria respirabile e vanno affrontate con attrezzature particolari e sofisticate: autorespiratori e misuratori di gas.

Le esplorazioni delle miniere abbandonate vengono affrontate dagli speleologi bolognesi dopo un’approfondita ricerca storica per trovare notizie dell’attività estrattiva e le preziosissime mappe minerarie delle varie epoche che rappresentano le fasi di attività della miniera. Se non è possibile reperire queste preziose fonti si rileva completamente la cavità. Inoltre è fondamentale la documentazione fotografica e le riprese video, effettuate durante la riesplorazione, infatti la squadra mineraria considera che non esiste esplorazione se non viene documentata, solo documentando è possibile portare a conoscenza dell’esterno cosa si cela nel sottosuolo e che è destinato a scomparire.

 

ATTIVITA'

Con il Progetto Gessi e Solfi, sono state esplorate numerose miniere di zolfo, riportiamo le principali:

Miniera di Perticara esplorati 2,5 chilometri, di cui la metà circa in ambiente a carenza di aria respirabile. Effettuati numerosi studi storici, sulla composizione dell’aria e dell’acqua presente. Documentazione fotografica e video.

Miniera Inferno è stata ritrovato l’imbocco della miniera, di cui non si conosceva più l’ubicazione, è stato effettuato il rilievo completo e una ricostruzione 3D. Effettuati numerosi studi storici. Documentazione fotografica e video.

Miniera di Formignano è stata ritrovato e scavato l’imbocco della discenderia che è stata esplorata fino a circa 80 metri di profondità. Effettuati numerosi studi storici, campionamenti di acqua e aria. Documentazione fotografica e video.

Solfatara di Predappio è stata visitata, controllato il rilievo esistente e aggiornato, effettuata una ricostruzione 3D. Documentazione fotografica.

Tutte le esplorazioni minerarie sono presenti nel volume “Gessi e solfi della Romagna Orientale”, edito dalla Federazione nella collana Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. XXXI 2017.

 

Gli speleologi bolognesi, in collaborazione con GSU (Gruppo Speleologico Urbinate) e la Squadra Solfi stanno esplorando la Miniera di San Lorenzo in Zolfinelli, dove hanno sceso il Pozzo Donegani, scoprendo e percorrendo una galleria che costituiva il collettore dei fumi dei forni Gatto. Stanno inoltre scavando alla Discenderia di Cà Pietro, per tentare di entrare nel complesso. Sempre in collaborazione con il GSU è iniziato lo studio storico volto a tentare la riesplorazione della Miniera di zolfo di Cabernardi, in provincia di Ancona.

In Lombardia. gli speleologi bolognesi stanno esplorando e studiando la Miniera della Manina, in Valle di Scalve, nelle Alpi Orobiche, in provincia di Bergamo. Si tratta di un complesso di 12 livelli, che ha estratto ferro da almeno quattrocento anni. Utilizzando le antiche mappe minerarie è stata ricostruita tridimensionalmente la miniera e fino ad ora sono stati esplorati sette livelli. Documentazione fotografica e video.

In valle di Scalve gli speleologi hanno visitato numerose altre miniere come quella del Laghetto di Polzone, Miniera del Giovetto, Ribasso Giovo, Complesso Barisella, dove è in corso lo studio di riarmo del percorso di trekking minerario.  Documentazione fotografica e video

In collaborazione con lo Speleo Club Valle Intelvi, gli speleologi minerari del gruppo hanno in corso la riesplorazione della miniera del Sasso Rancio., una antica miniera di ferro che si apre a pochi metri di quota sopra le acque del Lago di Como. È in corso il rilievo e lo studio della cavità. Documentazione fotografica e video

 

Due speleologi bolognesi hanno partecipato alla spedizione internazionale “Speleozistan 2017” in Kirghizistan, per studiare la Grotta Miniera di Kan-i-Gut. La spedizione aveva lo scopo di effettuare un rilievo dettagliato della cavità, effettuare rilievi archeologici e documentare la cavità Gli speleologi bolognesi hanno partecipato con il compito di effettuare foto e riprese video.

 

Tutte gli studi effettuati sono stati presentati in sede di congressi internazionali e nazionali, ai raduni speleologici e in numerosissime conferenze in Italia e all’estero a cui il gruppo partecipa per divulgare la propria attività.