Buco del Passero, oltre il sifone di Ronzana

25/08/2019

Il sistema carsico Ronzana-Farneto, nel cuore del Parco dei Gessi bolognesi, è tornato recentemente sotto i riflettori grazie all'intensa ondata di esplorazioni che il GSB-USB ha condotto nel Complesso Grotta dei Modenesi-Grotta del Partigiano, di circa 4 km di sviluppo e tra i più importanti della regione Emilia-Romagna. Le difficili esplorazioni si concentrano nella zona centrale del sistema, accessibile tramite i due inghiottioi dei 'Modenesi' e del 'Partigiano', che permettono di addentrarsi nelle profondità della Dolina dell'Inferno e procedere in un dedalo di gallerie, condotte e sale di crollo sia verso valle che verso monte. Tuttavia i due estremi di questo immenso sistema nascosto, la Valle cieca di Ronzana a monte, e la Grotta del Farneto a valle, sono ancora lontane dall'essere fisicamente collegate ed esaudire così uno dei sogni esplorativi di Luigi Fantini, precursore e pioniere della speleologia bolognese. Tassello fondamentale in questo quadro di ricerche, che perdura da quasi un secolo, è il Buco del Passero, inghiottitoio posto nelle propaggini più settentrionali della Valle cieca di Ronzana, ed accesso più avanzato al torrente laddove esso si origina e si inabissa nelle rocce gessose. Seppure di discreto sviluppo, il Buco del Passero si arresta di fronte ad uno stretto e lungo passaggio semi-sifonante che, fino alla seguente narrazione, era rimasto inviolato e rappresentava un ostacolo ritenuto insormontabile a difesa dei profondi segreti della montagna.

 

Sarà questa una narrazione volutamente non in prima persona, perché non vi è nessun esclusivo protagonista della storia, ma una collettività che in sinergia ha reso possibile tutto quello che è accaduto oggi. Questa relazione è scritta a caldo perché la gioia e l'adrenalina della giornata appena trascorsa sono vive e pulsanti, e speriamo possano essere trasmesse a tutti a testimonianza della grande forza (e la grande determinazione) che possiamo mettere in gioco.

 

E' fine agosto, giorni di pioggia. In programma per domenica 25/08 c'è ormai da mesi la voglia di provare a svuotare il fondo allagato del Buco del Passero, dove il torrente di Ronzana si inabissa per poi riapparire dopo 200 m circa nel Complesso Modenesi-Partigiano, dove le recenti esplorazioni trovano ostacoli dovuti principalmente a grandi zone di crollo o sifoni. Piove tutto il giorno venerdì, sabato qualche acquazzone forte, c'è chi mostra titubanza, ma la volontà è tanta e il tentativo si deve fare. Armati di pompa manuale e grandi sacchi dell'immondizia siamo pronti all'impresa.

Ci troviamo verso le 9 al parcheggio, ci cambiamo e procediamo verso la piccola cavità. Compatti, uno alla volta si scende e si avanza nel torrente fino alla prima saletta, gli 'Squali dei Gessi' con le mute, gli altri equipaggiati a dovere per resistere al freddo gelido portato dal forte vento che investe la cavità. Alla prima saletta lasciamo la prima ondata di sacchi che andranno riempiti con l'acqua che speriamo di rimuovere dal sifone. Cepe e Michele rimangono qui, e predispongono il tutto. Gli altri procedono fino all'ultima saletta dove viene installata la pompa manuale. Dopo alcuni scambi e accordi tramite "tubo telefonico", si comincia. La pompa funziona benissimo, e piano piano alternandosi, la squadra in punta riesce ad iniziare ad abbassare il livello, mentre da dietro comunicano che stanno procedendo a riempire i sacchi anche se risultano scomodi da impilare, lo spazio è poco e non si possono muovere altrimenti scoppiano. Bene ma non benissimo. Dopo un piccolo intoppo con la pompa, Michele e Cepe raggiungono la punta dicendo che lo spazio dietro è finito: si iniziano a leggere su alcune facce segni di sconforto e rassegnazione. Ma non può finire qua. Il livello di secca infatti è bassisimo, ancora di più che nell'ultima uscita di due settimane fa e non tentare oggi sarebbe assurdo. Si decide quindi di ricominciare a pompare, e riempire i restanti sacconi proprio a ridosso dell'ultima saletta sull'attivo. La pompa ricomincia a lavorare alla grande, e quando finiamo i sacchi il lungo laminatoio è quasi svuotato. Ora è il momento di farsi coraggio ed infilarsi per la prima volta in questa strettissima galleria, con non più di 20 cm di aria e un pavimento di grossi ciottoli, sabbia e fango liquido. Inizia avanti Piso, che entra di gambe per lavorare un po' con il zappone lungo, poi di faccia scavando con le mani. Si va completamente a mollo, con l'acqua che lambisce metà della testa, e bisogna proseguire senza casco. L'aria arriva gelida e intorpidisce quel poco del viso che è rimasto fuori dall'acqua. Dopo tre metri, arrivati ad una curva sulla destra, si intravede la barriera che delimita la pozza d'acqua, cinque metri più a valle. Si decide quindi di fare un cambio sul fronte di scavo: Piso torna indietro perché di faccia è impossibile mantenere il naso fuori dall'acqua e si scava difficilmente. Entra quindi Max di piedi: riesce a lavorare meglio e allarga ancora il passaggio. Passano diversi minuti...c'è silenzio e massima attenzione, il luogo è infido e pericoloso, e Max è molto avanti rispetto ai compagni rimasti nella saletta, tanto che dopo poco scompare alla vista, con Piso che lo segue dietro. L'emozione è alle stelle. "Sono di là!", urla Max. Ce l'abbiamo fatta!!! Piso lo raggiunge e insieme viene ripristinato lo scorrimento del torrente, rendendo il laminatoio "meno allagato". Intanto è arrivato anche Robby a fare supporto alla squadra senza mute che rimarrà dietro all'ormai ex-sifone. Una volta reso il passaggio più agevole, e fatta defluire l'acqua, anche Giorgino e Alessio passano in punta, portando il borsino da rilievo e i caschi in un sacco.

Ed ecco quello che non ci aspettavamo, o almeno non subito...la grotta continua, e in che modo!!! Compattata la squadra, mentre indietro viene tenuto monitorato il livello dell'acqua, si inizia a esplorare. Ci si rimette subito in ginocchio, l'aria è tanta, una via sull'attivo dritta, un'altra a sinistra che sale su una galleria fossile. La percorriamo. È molto difficile raccontare le emozioni provate, perché di là la grotta è praticamente ESPLOSA! Un emorme sala di crollo, con l'attivo che serpeggia disperdendosi tra i blocchi crollati in un alveo largo 5-6 m, con vaschette e concrezioni. Si sta in piedi e percorriamo un intricato dedalo di percorsi tra i crolli per diverse centinaia di metri verso valle. Ci sono innumerevoli punti lasciati indietro non visti, l'adrenalina è alle stelle, riecheggiano urla di gioia! Il percorso più facile continua con un sali e scendi in un altro grande salone, che chiamiamo "Sala dell'Everest", a causa di un iconico mammellone gigante sul soffitto intaccato da grossi distacchi. La sala presenta svariate possibilità e giri ad anello, con la via più ovvia che termina su una saletta con tre prosecuzioni su cui ci si ferma. Per oggi può bastare. Torniamo indietro affacciandoci sul percorso dell'attivo che a valle diventa stretto e sembra sifonare, poi si rileva col distoX la via principale percorsa, per un totale di circa 130 m e 12 m di dislivello. Tantissimi i punti lasciati in sospeso e le diramazioni non rilevate, non riusciamo neanche a rendercene conto appieno. Sembra di essere nell'Inghiottitoio dell'Acquafredda, in un labirinto di sale di crollo, percorsi sull'attivo o rami fossili che si defilano ad altezze diverse. Infreddoliti e stanchi si prende la via del ritorno, di nuovo nel gelido laminatoio allagato, e infine con tutta la truppa riunita, strisciando fuori alla calda luce del sole dopo aver ripulito completamente la grotta dal materiale utilizzato.

 

Che bello. Questo risultato è di tutti. Dopo oltre 50 anni, la Buca di Ronzana e i suoi segreti sono rivelati alle luci degli speleologi. La distanza con il Complesso Modenesi-Partigiano si attenua e, cosa più importante, da oggi si riaprono immensi scenari esplorativi nei gessi del Farneto, nella speranza di avvicinarci sempre di più a risolvere il "Fantiniano" 'enigma di Ronzana'.

 

Gli Squali dei Gessi

Piso, Ale, Max, Gio, Minghino, Robby, Castrowilliam, Cepe, Condor