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Prima traversata integrale del Torrente Acquafredda… una Cayenna!

Se entri nel Gruppo Speleologico Bolognese e abiti a San Lazzaro di Savena, non puoi non essere affascinato dalla Spipola, la mamma delle grotte bolognesi, tanto che è inevitabile, tra tanti weekend impiegati in esplorazioni ed esercitazioni nei posti più improbabili, che qualcuno sia dedicato a visitare gli intricati rami di questo grande complesso.

Quando nel 2013 ho iniziato ad interessarmi al mondo sotterraneo, subito mi sono chiesto se qualcuno avesse mai tentato una traversata completa, se fosse possibile, entrando dall’Inghiottitoio dell’Acquafredda e uscendo nel Savena dalla risorgente a valle, d’altronde se c’è il rilievo, qualcuno ci deve essere stato.

Ancora non ero entrato nell’ottica speleologica, avevo una visione di compiere imprese molto più vicina al mondo dell’alpinismo e dell’escursionismo, che, devo dire, un po’ mi rimane ancora oggi, informandomi scopro che l’idea non era minimamente considerata, in quanto le forze del Gruppo erano spese per l’esplorazione di nuovi ambienti e non per escursioni ipogee sportive, anche se estreme. Pace, mi prometto però che prima o poi la farò.

Un bel giorno sento Max, esperto conoscitore dell’Acquafredda, che ne parla con altri speleologi: avevano questa idea in testa da tempo, ma dai loro sopralluoghi, trovando un passaggio da superare immersi nell’acqua e nel fango erano stati costretti a rinunciare: sono necessari mute, allenamento, esperienza e tanta determinazione, troppo presto per me, quindi per il momento accantono l’idea e mi dedico per qualche anno all’attività speleologica esplorativa.

Passate le vacanze estive 2017 ho qualche weekend libero e chiamo Max: sabato 2 settembre andiamo a rilevare il tratto oltre il Passaggio Fogli, ovvero oltre il sifone terminale della Grotta Calindri, con Piso e Giorgino. È il momento giusto per andare in questi posti: la siccità più alta degli ultimi 60 anni affligge anche i torrenti delle nostre grotte e per questo Max si ricorda della tanto agognata traversata del Sistema. Piso sta per partire per la Slovenia e io il 20 settembre ho un esame, quindi decidiamo di non perdere tempo e il giorno dopo la Calindri io, Max e Gatto entriamo in Acquafredda per fare una ricognizione in modo da tentare la traversata il 9 settembre. Paolo Grimandi e Giancarlo Zuffa, saggi Dinosauri del GSB, ci allarmano sconsigliandoci di entrare dopo un qualsiasi acquazzone, proprio come quello tra la notte del 2 e del 3, il primo dopo mesi di siccità, ma la voglia di riuscire è tanta che entriamo in grotta lo stesso, constatando che il torrente è in piena. Desistiamo da indossare le mute e avventurarci nei primi metri del cunicolo, ma grazie a questa uscita e alla perspicacia del Gatto, individuiamo non senza difficoltà la via che dalla Sala dei Tre porta alla Saletta Spipola: l’ingresso del cunicolo allagato.

È ora di divorare Le Grotte Bolognesi (pubblicazione del GSB n.d.r.) e reperire ogni informazione su questo passaggio: venne tentato per la prima volta nell’agosto del 1957 da Giancarlo Pasini, Romano Guerra e Luigi Zuffa da monte e Giuseppe Landini, Vittorio Pallotti e Vittorio Veratti da valle, entrambe le squadre rinunciarono a causa della gelida temperatura dell’acqua in cui si avanza, dichiarando l’impresa impossibile. Eppure nel 1958, il 17 ottobre, Pasini e Zuffa tentano di nuovo, emergendo dopo ore di fatiche dalla Dolina Interna della Grotta della Spipola: la congiunzione è avvenuta e l’impresa di notevole spessore, considerando che alcuni passaggi impongono di voltarsi di schiena per tenere il viso fuori dall’acqua, sempre con il timore di trovare un ostacolo che costringa a tornare indietro, ripercorrendo i difficoltosi metri conquistati fino a quel punto.

Passano 20 anni in cui il cunicolo viene ignorato, quando nel 1979 i due giovanissimi Andrea Parini ed Emilio Franco ripetono l’impresa in senso inverso, costretti a superare tratti semi-sifonanti, ma grazie a loro il cunicolo viene dichiarato percorribile e dunque rilevabile. Il 5 ottobre dell’anno seguente Stefano Zucchini, Rodolfo Regnoli e Roberto Sarti scendono la Dolina Interna per incominciare le operazioni di rilievo del Passaggio Spipola-Acquafredda, procedendo verso monte e talvolta immergendosi completamente, le condizioni sono proibitive e gli speleologi non sono dotati di mute; giunti alla Sala del Cinturone il cunicolo risulta intransitabile, i tre sono costretti a battere in ritirata, ma Rodolfo, stremato dal freddo e dalla fatica, non riesce a muoversi, rimanendo sopraffatto dall’ipotermia mentre gli altri due corrono verso la Spipola a chiamare i soccorsi. Il corpo viene ritrovato dopo due giorni in seguito a difficili operazioni di recupero.

Fu un duro colpo per il Gruppo e per la speleologia bolognese, che contribuì ad alimentare la cattiva fama di quel cunicolo e limitarne le successive frequentazioni, avvenute unicamente da parte di Massimo Liverani di Imola e da parte di Giuliano Rodolfi, Michele Sivelli e Gianluca Zacchiroli per ultimare i rilievi. L’idea di effettuare una traversata completa balzò in mente a speleologi come Giancarlo Zuffa, Paolo Nanetti e Alberto Cangini, che più volte tentarono invano di superare i primi metri di cunicolo dopo la Saletta Spipola utilizzando tute stagne e sacchi della spazzatura forati, ma riuscirono nel 1988 in 6 ore solo grazie alla scoperta della Condotta delle Meraviglie, che collega l’Acquafredda alla Sala del Cinturone evitando il tratto più impegnativo dell’attivo.

È il nostro turno, dopo l’acquazzone del 3 settembre per tutta la settimana non ha piovuto eccetto qualche goccia giovedì sera, ma le previsioni per venerdì e sabato sono ottime. Io e Piso in settimana siamo riusciti a trovare due mute in neoprene da 2 mm guidando fino al Decathlon di Faenza, ma siamo molto contenti dell’acquisto visto che sono dotate di ginocchiere integrate e protezioni posteriori. Sopra alle mute indossiamo le tute speleo normali, le mani e i piedi sono protetti da guanti e calzari in neoprene. Optiamo per un equipaggiamento essenziale: due barrette energetiche, ½ L d’acqua e un telo termico. Tutto è pronto, ma noi saremo all’altezza di quei 1800 m di percorso? Sui fratelli Dondi non si discute: con i loro 55 e 53 anni di età tutti i weekend sono impegnati in scavi ed esplorazioni delle più difficili grotte bolognesi, Piso ultimamente è spesso con loro e, appena tornato dalla spedizione in Bosnia, ormai va più in grotta dei pipistrelli, io date le mie sporadiche apparizioni sottoterra sono il più svantaggiato, ma 15 giorni tra escursioni e arrampicata sulle Alpi Svizzere con mio fratello e mio padre mi hanno tenuto in buona forma fisica.

La notte prima c’è chi dorme poco e chi fa brutti sogni a sfondo speleologico, ma il 9 settembre 2017 alle 8.30 siamo alla Siberia a lasciare l’auto di Piso e un cambio di vestiti, mentre con l’auto di Giorgino saliamo fino alla Croara. Poco prima delle 10 entriamo nell’Inghiottitoio dell’Acquafredda e volando raggiungiamo la Saletta Spipola, non vediamo l’ora di entrare nel cunicolo un po’ per scoprire se risulta passabile, un po’ perché indossiamo le mute sin dall’ingresso e speriamo che l’acqua ci procuri un minimo di refrigerio. Calziamo i guanti in neoprene e ci infiliamo, con Max in testa raggiungiamo le prime due salette in un tempo irrisorio, immersi in una motriglia mista ad acqua che ci avvolge, avanzando solo quando i gomiti e le ginocchia raggiungono faticosamente il pavimento di gesso e ciottoli, oppure spingendosi con la parete vicina. Poi passo in testa io, quello che ci aspetta sono 350 m di condotta forzata di forma elissoidale, alta mai più di 50 cm, per metà riempita di sedimenti e acqua con foglie e altri materiali depositati anche sul soffitto – indice che quando il torrente va in piena, la condotta si riempie completamente – avanzare è molto lento e faticoso, tanto che presto chiedo il cambio a Piso e lui più avanti lo chiederà a Giorgino. Questo tratto non presenta nessuna via di fuga e nemmeno un vano in cui alzarsi in posizione eretta fino a che non si raggiunge la Sala del Cinturone, 40 m dopo aver abbandonato il torrente, che si insinua a destra in una profonda fenditura nel gesso e nei sedimenti, forse oggi percorribile in condizioni siccitose. Alla vista del cartello della Sala del Cinturone esultiamo!

Il tratto più impervio e pericoloso è vinto.

Raggiungiamo la bella e grande Sala Floriana strisciando su un pavimento asciutto, ma i successivi 120 m si fanno dare del lei, anche questa tratta, come quella iniziale del cunicolo, non era mai stata percorsa da Max e presentava un fondo asciutto di ciottoli e concrezioni, con una luce di massimo 25-30 cm, non sappiamo come faccia Max senza le ginocchiere! Questi 120 m risultano i più faticosi dal punto di vista fisico di tutta la traversata, ma ci permettono di giungere alla Sala Gabriella, da questa iniziamo a strisciare e rotolare – poco perché fa venire il voltastomaco – nella condotta che che conduce alla Crepa Orsoni, con le sue storiche scritte, dove finalmente possiamo rialzare la testa; solo due grandi piscine gelide ci costringono a immergerci di nuovo, lasciando giusto lo spazio minimo per tenere la testa fuori dall’acqua.

Facilmente percorriamo i rami inferiori della Spipola, cercando di seguire il più possibile il corso del torrente, finchè prima di uscire nella Cava del Prete Santo, Max ci sfida a superare il sifone che collega la Grotta del Prete Santo alla cava, passato solamente una volta, senza avere il tempo di pensarci Piso è di là, seguito da Max, io e Giorgino… che gioia scoprire che dobbiamo tornare indietro, a causa di un secondo sifone impraticabile! Entriamo di nuovo nel passaggio sifonante, tenendo il naso nei 5 cm d’aria che rimangono, ma Giorgio si butta in acqua con la tecnica dello squalo: testa sotto e pinna fuori! Non gli importa più di niente: sente già di essere fuori e infatti lo saremo pochi minuti dopo!

La prima traversata integrale del Complesso Spipola-Acquafredda lungo il Torrente Acquafredda è riuscita, ripercorrendo le orme di Pasini e Zuffa, dinnanzi ai quali ci leviamo il cappello per l’immensa impresa compiuta nel ’58, senza conoscere gli ostacoli che avrebbero incontrato lungo quel maledetto cunicolo allagato che portò via la vita a Rodolfo Regnoli, a cui il nostro pensiero si è rivolto più e più volte durante questa faticosa giornata.

Dalla cava ci tuffiamo direttamente nel Savena, nuotando in una vasca di acqua torbida in cui scattiamo le foto di rito e ci laviamo, concludiamo cambiandoci al parcheggio, dove mentre brindiamo con un Prosecco portato segretamente da Max, ci raggiungono altri amici del GSB, ci abbracciamo tutti. Non me lo dimenticherò mai. Che Cayenna!

Foto Max D.

Bibliografia: Le Grotte Bolognesi GSB – USB, Sottoterra 134

Vedi anche: greenpepper.it

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