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Ritorno sul Latemar

14-16 Agosto 2020, Abisso del Forcellone e Pozzo Loacker, Massiccio del Latemar

Partecipanti: S. Curzio, L. Grandi, L. Pisani

Questa volta non perdiamo tempo e decidiamo di salire sul Massiccio del Latemar dal lato delle funivie. La strada per i 4×4 è infatti mezza franata e i nostri contatti delle Regole Feudali ci sconsigliano di usarla.
Naturalmente al momento della preparazione dei sacchi inizia a diluviare e il parasole del Jimny di Lupo fa quel che può con la pioggia di stravento. Iniziamo la salita sulle seggiovie sotto il diluvio e aspettiamo lungamente un cedimento nelle condizioni per partire da Passo Feudo. Questa volta i tempismi sono giusti, e proprio quando  eravamo oramai rassegnati a prenderci una bella lavata smette di piovere e arriviamo al Torre di Pisa in condizioni decenti per poi proseguire al Bivacco Latemar lasciando i sacchi al Forcellone.
Il giorno seguente entriamo nell’Abisso del Forcellone. Rapidamente riarmiamo i pozzi mentre Lupo scarica tutto il possibile dalle pareti e terrazzini precari. La situazione di caduta massi è comunque molto migliore della volta scorsa grazie alle ripetute operazioni di pulizia. Passiamo a salutare la nostra cara marmotta che nel frattempo sta perdendo ciocche di pelo giù per la successiva strettoia.

I lavori della scorsa volta sono stati efficaci: passiamo facilmente la strettoia, denominata “Strettoia del Culo Bucato”, e sotto la grotta “APRE APRE, ALLARGA, E’ L’ABISSO CHE COMANDA!” quindi continuiamo il rilievo con smalto per unghie equosolidale blu. Pozzo dopo pozzo arriviamo ad un terrazzino dove finalmente possiamo stare tutti e tre, dal Culo Bucato in poi si è sempre appesi. Mangiamo qualcosa e tiriamo fuori l’ultima corda che ci rimane: una 20 m da 8,6 mm che provvidenziale ci fa arrivare sul fondo. La grotta purtroppo chiude su frattura riempita di detrito a -112 m. Una grande distesa di breccia occlude la grossa frattura su cui si sviluppa la parte finale della grotta e non ci sono speranze di proseguire o tentare scavi folli. Noi stessi abbiamo alimentato il tappo, troviamo infatti i colpevoli del Culo Bucato nel detrito di fondo. Fa’ un freddo porco, quindi usciamo disarmando il più rapidamente possibile.

Una volta fuori non è poi così tardi e decidiamo di andare subito senza cambiarci nel pozzo a neve trovato da Caprara la scorsa volta e non sceso. La cavità, chiamata dallo scopritore “Pozzo Loacker” fungerà per me da battesimo di armo. Il pozzo è dopo pochi metri pieno di neve, da un lato si scorge la fessura fra la neve e la roccia andare più in profondità, con qualche calcione si riesce ad allargare il passaggio e si scende di una decina di metri. Sul fondo il detrito tappa e girando intorno al fungo ghiacciato non si scorgono prosecuzioni ulteriori. Dal rilievo fatto da dei congelati Luca risulta una quindicina di metri di profondità. I fix messi da me hanno retto!
Torniamo al Bivacco intorno alle 20 dove troviamo degli altri avventori deliziarsi delle insalate con tonno lasciate da Giorgione la volta scorsa. Noi invece optiamo per un cenone di ferragosto a base di pesce (liofilizzato). L’indomani torniamo verso le auto. Mentre scendiamo dal sentiero che scende dal Torre di Pisa (che si è trasformato in un serpenteumano/montedelpurgatorio) ci fermiamo a guardare dentro un buchetto proprio al lato delle sentiero, appena catastabile: niente di che, una frattura piena di neve scende ma niente per noi umani. Rilevata comunque per mestizia d’animo.

di Samuele Curzio

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