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Le prime storiche esplorazioni del GSB

Le ricerche speleologiche ebbero inizio nel 1932 e già l’anno seguente il GSB presentò a Trieste, al 1° Congresso Nazionale di Speleologia, una prestigiosa messe di risultati, che comprendevano la scoperta di una sessantina di cavità naturali e in particolare della Grotta della Spipola, della Grotta di Gaibola e della Grotta Michele Gortani, a Gesso, che allora figuravano essere le prime di sviluppo chilometrico note al mondo nelle rocce evaporitiche.

Parallelamente si svilupparono gli studi sulla circolazione dell’aria e sulla fauna presente nelle grotte gessose, ove in breve furono scoperte nuove entità che portano il nome degli speleologi bolognesi cui furono dedicate. Straordinario impulso alle ricerche venne dall’intensa collaborazione avviata con l’Istituto Italiano di Speleologia di Postumia, con numerosi Istituti Universitari, Musei e specialisti.

Nel 1934 Luigi Fantini pubblicò Le Grotte Bolognesi la prima monografia che illustrava al pubblico la vastità e l’importanza dei fenomeni carsici superficiali e profondi nei nostri gessi.

Il 1958 vide la soluzione del più difficile problema esplorativo di allora: la traversata di 900 m lungo il torrente sotterraneo che scorre dall’Inghiottitoio dell’Acquafredda alla Grotta della Spipola, a seguito del quale il Sistema raggiunse lo sviluppo di 5.670 m. (Attualmente è di 11.500 m).

Negli anni seguenti, dopo la conclusione della guerra, l’attività si estese nell’area delle Alpi Apuane, con la prima discesa sul fondo dell’Antro del Corchia (-668) ed in Veneto, ove nel 1963, con l’esplorazione della famosa Spluga della Preta (-879) gli speleologi bolognesi si aggiudicarono il primato italiano di profondità. Anche la Sardegna divenne obiettivo di decine di campagne, che sortirono il rilevamento di una miriade di complesse ed estese cavità.

La più rilevante scoperta degli anni ’60 nei gessi è la Grotta Serafino Calindri, (1964), dello sviluppo di 2 Km, la prima ad essere protetta e chiusa con un portello in ferro. Al di là degli splendidi meandri, essa mostra tutt’oggi, intatti, i suoi cospicui concrezionamenti solfatici e carbonatici e le testimonianze della frequentazione dell’uomo nell’Età del Bronzo.

Ancora nei calcari e marmi delle Apuane, nei 40 anni successivi, ammontano a decine gli abissi esplorati dal GSB-USB, ma vale la pena elencare l’Abisso Luigi Zuffa, l’Abisso Bologna, l’Abisso G.Bagnulo, l’Abisso dei Fulmini, l’Abisso R.Roversi, l’Abisso Astrea, ognuno dei quali profondo centinaia di metri.

In questo capitolo non sono state inserite le esplorazioni in cavità artificiali (antichi manufatti ipogei e miniere). Infatti per questi luoghi si dovrebbe parlare di “riesplorazioni”, in quanto l’uomo è già stato in passato protagonista delle loro frequentazioni. Tecnicamente, queste riesplorazioni sono spesso impegnative più delle cavità naturali, in quanto proprio la mano dell’uomo ha reso questi luoghi instabili e pericolosi, soprattutto se abbandonati da tanto tempo.

Dal 1932 il Gruppo Speleologico di Bologna conduce esplorazioni e studio di cavità naturali e artificiali.

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