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Bosnia-Erzegovina 2015-2019: le ultime esplorazioni del GSB-USB sull’altopiano della Romanja

articolo estratto da Sottoterra 151, a cura di Luca Pisani, Gianluca Brozzi, Nevio Preti e Federico Cendron

Introduzione

Come spesso accade il tempo è tiranno, e i racconti delle nostre avventure speleologiche rimangono chiusi nei “cassetti” della mente per periodi immemori, fino a che un ricordo, una chiacchierata o una lettura non ti fanno ricordare che “mannaggia, dovrei davvero scrivere della Bosnia…quanti anni sono passati?”.

Ebbene, eccoci qui, grazie al prolungato lockdown causato dall’emergenza pandemica abbiamo finalmente il tempo di rimettere mano a rilievi e scritti delle ultime esplorazioni in Bosnia-Erzegovina, di cui sono già stati pubblicati i diari di campo in precedenti numeri di Sottoterra (n. 144, 145, 147), e di pubblicare i risultati delle ricerche iniziate anche prima degli anni sopracitati, ma concluse in tempi diversi (attività di campagna su Sottoterra n. 139 e 141).

Di seguito vengono presentati i rilievi, le mappe e le foto delle cavità esplorate nelle municipalità di Rogatica e Sokolac, con le descrizioni schematiche di ciascuna grotta.

Zona Altopiano Romanja nord

Complesso Vrelo Bioštice (Bioštica bassa e intermedia) – EV BR 3639 – 3680

Questo affascinante complesso carsico rappresenta la risorgente attiva del fiume Bioštica. Si apre qualche km a nord di Sokolac e comprende due grotte già conosciute, che abbiamo collegato tra loro durante le esplorazioni del 2016 e 2017 tramite un ramo costituito da cunicoli bassi e fangosi.

La grotta inferiore (Bioštica bassa, EV BR 3680) si apre con un largo portale dal quale fuoriescono le acque del torrente, che viene captato poco più a valle per alimentare l’acquedotto di Sokolac. La galleria principale è caratterizzata da profonde pozze alternate a tratti in cui è possibile camminare fuori dall’acqua. Al termine della galleria si trova un profondo lago che è stato oggetto di tentativi di immersione nel passato da parte di speleosub francesi (Megessier, 2014).  Non abbiamo nota di pubblicazioni di rilievi effettuati. Abbiamo però trovato le loro sagole, ma pare che non siano riusciti ad andare oltre al punto che abbiamo raggiunto noi. Il sifone terminale, con riferimento al nostro rilievo topografico, dovrebbe trovarsi a pochissimi metri di distanza e alla stessa quota di uno dei sifoni incontrati nella Bioštica intermedia (EV BR 3639).

Ingresso della Vrelo Biostice

Quest’ultima rappresenta una cavità percorsa dalle acque di “troppo pieno” del sistema. L’ingresso si apre pochi metri più in alto della risorgente attiva. Anche in condizioni di magra presenta diverse pozze che impongono l’utilizzo di mute per la progressione, e diramazioni laterali con laghetti sifonanti. Poche decine di metri dopo l’ingresso, sulla sinistra, si apre un dedalo di cunicoli fangosi che riportano alla Bioštica bassa in due punti distinti (nella galleria principale e al lago terminale). Procedendo verso monte, si accede ad un ramo superiore caratterizzato da vasti concrezionamenti (Ramo Angela) che procede verso NO e termina in un ampio salone il cui fondo è soggetto a occasionali allagamenti. Verso SE invece si risale la galleria fino ad incontrare il sifone terminale. Sopra il sifone, una risalita in artificiale permette di accedere ad una nicchia concrezionata che tuttavia non dà adito a ulteriori prosecuzioni.

Il complesso presenta ottime potenzialità esplorative, al momento limitate però alla sola attività speleosubacquea.

Pecina Iznad vrela Bioštice (Bioštica alta) – EV BR 1744

Si tratta di una cavità fossile ed è posta qualche decina di metri più in alto e a destra rispetto alle pareti da cui fuoriescono le acque della risorgente Bioštica. Si tratta infatti di un’antica galleria del sistema carsico, oggi relitta.

La grotta, con i suoi anfratti e sale è lunga circa 200 m e si sviluppa in leggera salita con gallerie semicircolari e qualche passaggio basso. In fondo chiude in una frana non superabile. Circa a metà del percorso vi sono alcune strette diramazioni che salgono in verticale. Una a destra chiude, mentre quella che si apre al centro della sala porta ad un ambiente basso e concrezionato, che ridiscende ad una profondità maggiore del piano principale della cavità. Anche questo cunicolo risulta intransitabile. Nella prima parte vi sono evidenze di antica frequentazione umana.    

Vrelo Megare (Krnjije) e Petnjik (Sokolac) – EV BR 3690 ed EV BR 2908

Queste due cavità sono state individuate leggendo le carte topografiche. Un sistema di piccoli inghiottitoi a monte (che non siamo mai riusciti a verificare) alimenta le acque della Petnjik (EV BR 2908). Questa è una grotta risorgente di dimensioni mediamente piccole, che costringe a strisciare per lunghi tratti, quasi sempre in acqua. Ad un certo punto si incontra un arrivo proveniente dalla sinistra idrografica. Il ramo principale prosegue invece con dimensioni sempre più esigue. Nei primi tratti della grotta sono presenti manufatti per la captazione delle acque che, alla luce del sole, proseguono il loro cammino scorrendo in un’amena valletta, per essere nuovamente inghiottite dopo poche centinaia di metri in un buco impercorribile.

Vrelo Megare (Krnjije, EV BR 3690), era già conosciuta e rilevata per circa 400 m. La grotta ha un evidente ingresso posto sulla parte più alta di una scarpata alla testa di una vallecola. Le sue acque escono alla base della scarpata per poi disperdersi nella valle. Un ramo della grotta è asciutto e presenta morfologie a meandro con dimensioni che consentono sempre un’agevole progressione. Al termine di questo ramo, che procede in salita, abbiamo trovato un vecchio cordino utilizzato per superare un salto, dopo di che la grotta chiude.

Più lungo e articolato il ramo attivo, che presenta scorrimento, laghetti e qualche ambiente concrezionato. Punta decisamente verso l’inghiottitoio impercorribile dove scompaiono le acque di Petnjik, ma non siamo riusciti a raggiungerlo, nonostante abbiamo strisciato a lungo nel cunicolo terminale della grotta.

Le Grotte Krnjije e Pentjik si trovano in una delle aree più elevate dell’altopiano della Romanja e fanno parte di un unico sistema il cui recapito è tutt’ora sconosciuto. Le ipotesi sono due: entrambe contribuiscono ad alimentare il fiume Resetnica che, dopo aver attraversato Sokolac, scompare sottoterra nei pressi di Megara e riemerge a Govjestica, per gettarsi quindi nel fiume Prača; oppure vanno ad alimentare l’altra grande risorgente dell’area: quella del fiume (e del complesso carsico) Bioštica, che si trova ancora più a nord.

Vrelo Megare (foto di Yuri Tomba)

Ledenica – EV BR 2170

Impossibile non notare l’ingresso di questa grotta che si apre sul lato di una valle lungo la strada che collega Sokolac con la risorgente Bioštica. Abbiamo approcciato la grotta una prima volta nel 2011, ma ci siamo arrestati prima di entrare a causa degli alberi crivellati di proiettili che incontrammo nel percorso di avvicinamento.

Nel 2015, più decisi e dopo aver raccolto qualche informazione dal benzinaio di Sokolac, siamo entrati. La grotta, un evidente inghiottitoio, si presenta con una grande galleria le cui dimensioni vanno riducendosi fino ad arrivare a una strettoia oltre la quale la grotta chiudeva nel detrito. Qui un breve lavoro di scavo ha consentito di superare questo riempimento e innescare una significativa corrente d’aria. La grotta prosegue dapprima in un ambiente piccolo, il cui fondo è costituito da ciottoli di medie dimensioni accumulati dalla forza dell’acqua, per poi ingrandirsi nuovamente in una grande e alta galleria. Termina in ambienti molto grandi ma ricoperti da spessi depositi fangosi.

Nel 2016 abbiamo tentato di entrarvi nuovamente, ma il primo collo d’oca, quello disostruito l’anno precedente, era completamente allagato e alimentato da un piccolo rivolo proveniente da sinistra, creando un sifone insuperabile. Ci siamo pertanto limitati ad effettuare una risalita nel camino presente poco prima, ma senza trovare prosecuzioni. Nel 2017 abbiamo trovato il sifone transitabile e, con un po’ di angoscia (vista l’instabilità del tempo), ci siamo inoltrati nella cavità con lo scopo di provare a risalire la parete finale sopra la quale si intuiva la prosecuzione principale della grotta. La progressione è veloce in questa cupa galleria, perché il fango, presente fino ad oltre 10 m sulle pareti, lascia intendere che vi siano frequenti allagamenti con poche possibilità di scampo, alla luce del fatto che il sifone è solito saturarsi anche a seguito di brevi piogge. Giunti nella parte terminale, aiutandoci con un mini piede di porco, togliendo lo strato di fango dalle pareti e piantando qualche provvidenziale fix nei pochi punti di roccia solida, Yuri Bertona del GGN ha raggiunto la sommità della galleria (circa 4 m di arrampicata). Da qui si riesce a percorrere uno scivolo in leggera salita e giungere alla base di un altro camino, tre volte più alto del precedente, anch’esso ricoperto di uno spesso strato di fango. Le prospettive esplorative sono buone: poco più a valle si apre l’importante sorgente del fiume Bioštica.

In esterno abbiamo battuto parte della zona che separa Ledenica dalla risorgente Bioštica, ma, alla vista di grossi alberi scortecciati e con evidenti segni di unghiate, abbiamo pensato fosse meglio cambiare aria temendo la presenza di orsi, cosa che ci è stata confermata dai custodi della sorgente Bioštica che vedono spesso i plantigradi abbeverarsi nel torrente. 

Petnjik (Zulj) – EV BR 5027

Questa grotta, omonima ma da non confondersi con la EV BR 2908, si apre in località Selo Zulj (Knezina), verso l’ultima casa del villaggio dove vivono una decina di persone, pochi km a nord di Sokolac. Scopriamo ed esploriamo la cavità nel 2017 grazie alla segnalazione di Mrdjan Marijanovic (custode dell’impianto di captazione alla risorgente Bioštica), che ci accompagna fino al suo ingresso, raggiungibile passando un ponticello creato con due “stecci”, le steli dell’antica chiesa bosniaca. La grotta si presenta come una forra fortemente lavorata e con scorrimento di discreta importanza anche d’estate. Termina su un lago sifonante dopo circa 150 m di sviluppo e presenta alcune brevi diramazioni concrezionate poste su un livello superiore, che spesso riportano sulla galleria principale.

Il proprietario del terreno dove si apre la Petnjik, Fiko Secic, ci ha raccontato che durante la Prima guerra mondiale venne utilizzata come rifugio da almeno 100 persone che avevano scavato letti nella roccia. L’acqua della sorgente principale, posta pochi metri più in basso dell’ingresso, è captata per l’acquedotto di Zulj. Sembra che vi sia un inghiottitoio a monte della grotta chiamato Ledeniaca o Ledenica (da non confondere con la Ledenica EV BR 2170 di Sokolac), che tuttavia non abbiamo raggiunto.

La Petnjik è legata ad una leggenda popolare che racconta di una mucca entrata nella cavità e ritrovata morta con evidenti ferite da scorticamento, come se fosse caduta da profondi pozzi… forse era entrata dall’ingresso superiore?

Zona Altopiano Romanja sud

Megara – EV BR 2349

Questa grotta è stata oggetto delle esplorazioni di Jiri Danes tra il 1917 e il 1918 (Bollettino della società geografica di Belgrado, 1920), e il rilievo topografico del suo primo tratto (1981) è presente nella voluminosa pubblicazione sulle Grotte della Repubblica Serba di Bosnia (Dujakovic, 2004). La grotta ha un ingresso molto evidente, ma il fiume che le ha dato origine, il Resetnica, ora viene inghiottito un paio di km più a monte. L’importanza di questa cavità nasce dal fatto che gli studi effettuati, di cui siamo riusciti a trovare traccia, suppongono che le acque riemergano nella famosa Grotta Govjestica, nel canyon del fiume Prača.

Il primo approccio di noi bolognesi con questa cavità fu nel 2011: tra ordigni bellici e quantità indicibili di spazzatura non si poteva dire si trattasse di una grotta invitante, tuttavia riuscimmo a percorrerla nella parte conosciuta.

Megara (foto di Yuri Tomba)

La grotta si presenta con un ampio portale: le dimensioni della galleria vanno rapidamente riducendosi per riaprirsi nuovamente in una grande sala da cui parte un collo d’oca sifonante e che ferma la spazzatura portata dalle piene. Oltre questo passaggio ci si affaccia su un ampio pozzo alla base del quale partono piccole gallerie che si arrestano su un laghetto. Compiendo una breve risalita ci si ritrova su uno scivolo che getta su un altro pozzo, che nel vecchio rilievo era abbozzato solo con un tratteggio, ma che non riuscimmo a scendere per mancanza di materiale. Un altro tentativo fu fatto nel 2014 ma trovammo il sifone innescato, con relativo accumulo di rifiuti.

Nel 2015 è finalmente la volta buona: riusciamo a scendere il pozzo e constatare che chiude alla base. Una finestra posta più in alto, tuttavia, ci ha permesso di accedere a una condottina in risalita che affaccia su un grande ambiente. Qui abbiamo trovato la prosecuzione della grotta: una grande galleria che dopo un salto si affaccia su un nuovo pozzo profondo una cinquantina di metri. Nel 2016 scendiamo il pozzo per scoprire che, purtroppo, termina in un lago senza prosecuzioni evidenti e che ha sbarrato le nostre speranze di raggiungere Govjestica.

Strada Facendo – EV BR 5028

Si tratta di una grotta trovata per caso, durante una passeggiata sull’altipiano sovrastante Govjestica.

Le zone limitrofe ai bordi dell’altopiano sono “a rischio” ordigni, dato che il canyon del Prača era il confine tra le entità serbe e mussulmane, quindi abbiamo indirizzato la nostra passeggiata verso zone più lontane, sperando di trovare un accesso che ci permettesse di penetrare nel sistema oltre le zone estreme di Govjestica. Ci siamo così imbattuti in questa grotticella che non è altro che uno scivolo discendente e che chiude nel detrito senza possibili prosecuzioni.

Il gruppo in esplorazione a Megara (2015)

Zona Altopiano Romanja est e Zepa

Bezdan 1 (Buco delle Bombe) – EV BR 4163

Discesa per la prima volta nel 2014, l’esplorazione si interruppe in prossimità del secondo pozzo alla vista di bombe inesplose disseminate nel terreno. Ritornati nel 2019, si è proceduto con armi decentrati per evitare i punti più a rischio, al fine di superare il primo pozzo, lo scivolo ed il secondo pozzo. Da qui parte una fessura laterale non interessata dalle scariche di materiale esterno, che, mediante una strettoia di pochi metri, conduce all’ultimo ambiente verticale alla cui base si trova un laghetto dove termina l’esplorazione. In alto vi sono ancora i presupposti per possibili prosecuzioni, seppur poco probabili.   

Bezdan 1 (foto di Giuseppe Fogli)

Bezdan 2 (Grotta Erika) e Bezdan 3 (Grotta Tommy) – EV BR 4164 e EV BR 4165

La curiosità per questa zona, piuttosto remota rispetto alla nostra solita base di Mokro, è nata dopo che gli amici di Banja Luka ci hanno fatto conoscere Bezdan 1 (o Buco delle Bombe).

Dalla carta topografica identifichiamo altri due pozzi nei paraggi, così durante il campo a Visegrad di marzo 2019, non eccessivamente distante dalla zona di interesse, siamo andati sia a completare l’esplorazione del Buco delle Bombe, sia a cercare questi due ingressi. Una passeggiata nella neve guidati dal GPS ci ha portati ad individuare il grande ingresso di quella che denominiamo Bezdan 2, mentre la ricerca del terzo buco ci ha condotto davanti al famigerato cartello rosso che avvisa della presenza di mine. Siamo così tornati letteralmente sui nostri passi, cercando di rimettere i piedi nelle impronte che avevamo lasciato all’andata.

Durante la spedizione di agosto 2019 terminiamo le esplorazioni della Bezdan 2, uno scenografico inghiottitoio che scende per circa 35 m e chiude nel detrito. Poco prima di raggiungere l’ingresso, ci imbattiamo in un piccolo buco nel terreno, che si rivelerà essere un pozzo profondo una trentina di metri e battezzato Bezdan 3.

Zvekara di Zepa (Zveknja 1 e Zveknja 2) – EV BR 3808 – EV BR 3809

Questo sistema rappresenta il troppo pieno di una grossa sorgente che confluisce nel fiume Zepa poco prima che esso si getti nelle acque della Drina. Si apre nelle vicinanze dell’omonimo villaggio, noto per essere stato uno delle tre enclave Bosniache, circondato dall’esercito serbo durante la guerra del 1992-1995, insieme a Srebrenica e Gorazde dove furono perpetrate efferate operazioni di pulizia etnica e violenze.

Abbiamo esplorato e trovato questa grotta grazie alla segnalazione di Nenad Gavranovic di Rogatica durante le ultime spedizioni con base a Visegrad, nel 2019. La grotta presenta due ingressi, uno basso che a marzo 2019 era completamente allagato, e uno posto poche decine di metri ad est, più alto di pochi metri, che permette di accedere a rami della grotta costituiti da cunicoli e gallerie fossili e concrezionate.

Ad agosto 2019 abbiamo trovato l’ingresso principale secco e pertanto siamo potuti accedere all’ambiente interno più ampio, un vasto salone con pavimento fangoso e pozze d’acqua che arrivano dal vicino condotto attivo, sulla sinistra, che alimenta direttamente la sorgente a valle. Nel salone è presente un ingresso a finestra sul soffitto, che sembra sia stato procurato dall’esplosione di una granata durante l’ultimo conflitto, ed uno stretto cunicolo che conduce ai rami fossili del secondo ingresso.

Le acque della sorgente sono parzialmente captate e vengono utilizzate per alimentare le vasche di un grande allevamento di trote.

Questa grotta presenta ottime potenzialità esplorative, in quanto situata in un’area vergine ai piedi dell’altopiano della Romanja. Inoltre, sembra siano presenti altre cavità più a monte che non abbiamo ancora rintracciato.

Fondo della Bezdan 1 (foto di Paolo Calamini)

Rakia Pecina – EV BR 4140

Si tratta di una piccola cavità scoperta nella spedizione di marzo 2019, dopo un’indimenticabile giornata di bevute nel piccolo villaggio di Borika, situato nelle propaggini più orientali dell’altopiano, a NE di Rogatica.

La grotta si apre in un sottoroccia e si presenta come un largo e basso ambiente con fondo colmo di terra e detrito, senza particolarità degne di nota o potenzialità esplorative.

Ledenica Basce – EV BR 2154

Si tratta di una grande dolina di crollo dalle pareti verticali, che si apre vicino al villaggio di Grbići, ad est di Sokolac. Alla sua base, tra i detriti, sono stati percorsi brevi cunicoli, ma nulla di significativo.

Ringraziamenti

Ringraziamo sentitamente Simone Milanolo e Jasminko Mulaomerovic del CKS di Sarajevo, curatori del catasto delle grotte di Bosnia-Herzegovina; Mrdjan Marijanovic, custode dell’impianto di captazione alla risorgente Bioštica; Fiko Secic, proprietario del terreno dove si apre la Petnjik di Zulj e l’amico Nicola; Nenad Gavranovic e Golic Nebojsa di Rogatica; Rade Dangubic dell’ufficio turistico di Sokolac; Zeljko Rogic del Speleološko Društvo “Ponir” di Banja Luka.

Riferimenti

Danes, J., 1920. Bulletin de la Societe de Geographie de Belgrade. Cbecka 5: 139-142.

Dujakovic, G., 2004. Pecine i jame republike Srpske (caves in Republic of Srpska). Zavod za udžbenike i nastavna sredstva: 327 pp.

Megessier, B., 2014. Expédition “Bosnie 2014”. Bulletin de Liaison de la Commission Nationale de Plongee Souterraine, n° 26: 50-69.

Sottoterra n. 139, 141, 144, 145, 147.

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