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Il Pozzo Gerione e la Galleria della Palladiana

di Gianluca Brozzi

“…quando vidi ch’i’ era ne l’aere d’ogne parte, e vidi spenta ogne veduta…”

(Inferno, Canto XVII).

Questo il resoconto dell’esplorazione effettuata in occasione del rilievo. Il pozzo è stato sceso attrezzando la calata sulla parete di destra; a sinistra, dove c’è qualche stillicidio, si trova invece un imponente complesso di stalattiti e colonne che è stato guardato sommariamente. Dall’attacco di Gerione non è possibile vederne il fondo, né le pareti che, in teoria, dovrebbero essere di fronte a noi. Una prima breve discesa ci porta su un terrazzo: qui la calata è stata frazionata su una grande concrezione caduta e a terra è presente uno strato di fango. Ci affacciamo quindi nel vero e proprio pozzo: è enorme e la parete di fronte si può solo intuire, ma il soffitto è perso da qualche parte, nel buio. Continuando la calata si incomincia a capire che il pozzo ha una forma vagamente ellittica, impostato probabilmente su una faglia che ha un andamento SE-NO. L’ultima parte si scende contro una parete liscia, ulteriore testimonianza delle origini tettoniche del baratro. Dopo un breve tratto nel vuoto si atterra sul fondo, consistente in un grande accumulo di frana e detrito. Ma è davvero il fondo?

Spalle alla corda, vediamo a sin. che la china detritica si perde in una galleria discendente fortemente inclinata (denominata il Ramo della Turca); noi proseguiamo scendendo a destra lungo la china accidentata da massi di ogni dimensione. Si raggiunge così la base dello sfondamento: di fronte si apre un meandrino stretto e alto, impercorribile, ma a sinistra – dopo un basso passaggio – si entra in una galleria che, viste le dimensioni delle precedenti, appare minuscola. Sulla sin. troviamo un piccolo camino che verrà successivamente risalito (Ramo del Caminetto). Subito dopo una secca svolta a destra: la galleria prosegue e il pavimento è completamente ricoperto da un suolo poligonale, la nostra palladiana.

Singolare la bellezza del luogo e soprattutto del pavimento: tra gli interstizi della palladiana si sono formate concrezioni di calcite bianchissima che risalta sul rosso del fango. E’ un posto incantevole, l’ennesima sorpresa che ci regala questa Grotta: la Galleria della Palladiana. Con contorsioni e acrobazie avanziamo, preservando il pavimento concrezionato: la galleria avanza ancora sempre con presenza di fango sul fondo, ma non più concrezionato. Svolta ancora a dx, si stringe in un meandro discendente che superiamo in libera e si allarga di nuovo. Qui l’ambiente è ricco di speleotemi ed eccezionalmente bello: decidiamo di proseguire seguendo tutti un’unica via, per non danneggiare le concrezioni.

Risaliamo colate calcitiche, piegando ancora a destra, per giungere sull’orlo di un nuovo pozzo. Affacciandoci, appare solo il limpido verde dell’acqua, pochi metri più in basso: il Lago delle Muse. E’ un sifone, non si vedono segni di scorrimento, né si scorgono evidenti prosecuzioni: l’asse del lago sembra essere allineato con il Pozzo delle Sirene e il meandrino stretto e alto reperito alla base di Gerione. In occasione di una successiva visita verrà discesa questa verticale che dà sul lago: 20 m di corda non basteranno a toccare l’acqua (clamoroso errore di valutazione dovuto all’eccezionale limpidezza dell’acqua) e si avrà la riprova che non vi sono prosecuzioni aeree.

In fase di rielaborazione dei dati di rilievo scopriremo che questo lago si trova allo stesso livello del Ramo del Fondo di Sinistra (ribattezziamolo, per favore) e del fondo del Pozzo delle Sirene, mentre è solo pochi metri più in alto della quota del lago iniziale di Govednica.

Dal 1932 il Gruppo Speleologico di Bologna conduce esplorazioni e studio di cavità naturali e artificiali.

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