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Govednica a piedi nudi

di Marco Sciucco

Di ritorno da una battuta in Romanja, per vedere alcuni ingressi segnalati sulle carte, sto rimuginando il fatto che l’unica cosa degna di nota annotata di questa giornata è la scorpacciata di fragoline di bosco e lamponi. Per fortuna arriva un messaggino di Piero: “Govednica va”. “Oh! Grande”, penso. Dopo una settimana a scendere pozzi chiusi da frane in Visocica, una grotta ci voleva! Bravo Piero! Era un anno che mi diceva di quanto era incuriosito dalla Govednica; domani finalmente si va in Grotta! Siamo Piero, Mez, Ivy ed io.

Il mio primo compito è risistemare l’armo della prima risalita, poi mi trovo a camminare lungo una condotta fossile, molto larga e ornata. Prosegue diritta per molti metri: mi piace quando le grotte si spostano in pianta! Raggiungo Ivy, piantiamo uno spit per rendere più sicuro un traverso, mentre Piero e Mez urlano a gran voce di raggiungerli. Sistemiamo alla meglio l’attrezzatura e li raggiungiamo. Ci guardano con uno strano sorriso (espressione decisamente soddisfatta!) e dicono: “Guardate un pò! Vi abbiamo aspettato, non volevamo andare avanti da soli!!”. Si spalancano infatti due gallerie: una va a dx l’altra a sin. Andiamo a dx. Siamo incantati: è talmente concrezionata che dopo pochi passi ci rendiamo conto che con gli scarponi finiremmo per imbrattare tutto, quindi via le scarpe e avanziamo a piedi nudi. Quando la condotta chiude su concrezione, torniamo indietro e ci buttiamo a sin. Anche qui le concrezioni non mancano. Dopo qualche metro ci troviamo davanti ad un bivio e ci dividiamo. L’entusiasmo è alle stelle: non si cammina, ma si corre! Ci infiliamo in ogni buco, ci fermiamo per urlare, per guardare ogni concrezione, per contemplare ambienti meravigliosi dove ci sentiamo ospiti privilegiati, per ringraziare la fortuna che ci ha concesso di esplorare una grotta che molti sognano di trovare. Viene quasi voglia di sostare, guardare e basta, ma non si può!

Piero e Mez tornano dal bivio chiedendoci di seguirli. Si arriva ad una sala molto grande (ci siamo rimessi gli scarponi), ed anche qui stalattiti, stalagmiti, colate, vele più o meno grandi, ovunque. Si può proseguire sia a dx che a sin., in ambienti molto grandi.

Ci dividiamo di nuovo, Mez e Piero a sin., io e Ivy a dx. Arriviamo alla fine di quella che verrà chiamata Sala del Ciclope e seguendo la parete rinveniamo un passaggio che seguiamo per pochi metri prima a gattoni, poi strisciando. Siamo ad uno sfondamento di circa cinque metri di diametro: il primo metro è costituito da blocchi di fango più o meno grandi. Non danno certo l’idea di essere stabili, ma oltre si vede il nero. L’unico modo di proseguire è strisciare lungo il bordo dove, però, per circa un metro tra parete e dolina, non ci sono più di 50cm. Con le mani cerchiamo di valutare la stabilità del fango e molto velocemente continuiamo a strisciare. Ci alziamo in piedi, qualche passo in silenzio, quel nero che si vede al di là dello sfondamento sembra non avere fine, qualche altro passo ancora e finalmente ci rendiamo conto di quanto sia grande questa sala. Il rilievo dirà 120m x 50 in pianta e 30 di altezza, e ancora stalattiti, vele, ecc… Ancora urla di gioia. Io ed Ivy siamo increduli: è più la voglia di festeggiare che di esplorare.

Di nuovo sentiamo le urla di Mez e Piero: “Venite a vedere! Abbiamo trovato un salone gigantesco. Sarà almeno 60m!!”. Io e Ivy ci guardiamo e rispondiamo: “Bazzecole! Venite a vedere questo!!!”. Ci raggiungono e ovviamente restano a bocca aperta. Giriamo un po’ per il Salone che verrà dedicato al nostro Zucco. Poi abbracci e pacche sulle spalle, ma adesso davvero ci fermiamo per metabolizzare queste ore intense. Decidiamo di aspettare la squadra che segue rilevando, di cui fanno parte Nevio, Giuliano e Andrea; anch’essi non credono ai loro occhi. A fine giornata finalmente decidiamo di dare un’occhiata in giro. Siamo nel Ramo Zucchini: in fondo si sale per circa 15m su massi di crollo, in cima si prosegue in ambienti sempre molto ampi, fino ad un grande pozzo, di cui è difficile stimare la profondità; pensiamo ad almeno 50m.

Non vedo l’ora di uscire per dare la bella notizia al resto della squadra che ci aspetta al rifugio. Di solito quando torno da un’uscita, racconto sempre di aver trovato gallerie gigantesche o saloni enormi e puntualmente la risposta è: “Ma vai a c…, Marco!”. Questa volta invece non è successo: forse gli occhi parlavano da soli. La mattina dopo al rifugio c’è un gran movimento: si preparano corde, attacchi, borsini da rilievo e attrezzature fotografiche. Praticamente tutti si preparano ad entrare, la curiosità è troppa!

Una volta entrati ci si divide in squadre. Io scendo per ultimo il pozzo trovato il giorno prima con Mez, Ivy e Sara. Per raggiungerne la base serviranno circa 80m di corda. In fondo si può proseguire in due direzioni; a sin. servirebbe un’altra corda che non abbiamo, quindi si va a dx. Dopo qualche passaggio in arrampicata, raggiungiamo una sala di dimensioni molto più modeste rispetto a tutte quelle viste finora. Il suolo questa volta è fangoso, in alcuni punti sembra quasi sfrattonato, in altri invece forma una palladiana; tra una fuga e l’altra un velo di concrezione bianca, quasi un’artistica stuccatura di calcite bianca. Proseguiamo fino a trovarci di fronte ad un altro bivio: due gallerie, una sin. chiude, l’altra invece finisce in una sala. Lo confesso! Govednica mi sta dando troppe emozioni. Fai un passo e ti ritrovi in un posto più bello del precedente. Questa volta una lacrimuccia di gioia non riesco a trattenerla! La sala è un antico lago, che mostra evidente la traccia del massimo livello raggiunto dall’acqua, almeno 3m sopra di noi. Non c’è un angolo che non sia coperto da concrezioni, tutte rotondeggianti e ricoperte a loro volta da cristalli formatisi, penso, con l’evaporazione dell’acqua. In alcune zone, al suolo, compaiono conetti di fango ingentiliti all’apice da cristalli calcitici.

Forse la via è in alto, ove si intravvede un altro ambiente molto grande: ma non oggi, non ce la sentiamo davvero di sporcare o rovinare tutto. Sarà per un’altra volta. Dietro front e fuori: anche oggi siamo sicuramente soddisfatti.

Buona parte della serata e della mattinata successiva passa davanti ai computer, a metter giù i dati del rilievo. Sembra possibile la giunzione con la vicina grotta Austro-Ungarica o Mracna Pecina, una delle prime cavità turistiche in Bosnia. Individuata la zona che potrebbe consentire di aggiungere 1,5 km di rilievo a Govednica, si parte. Entriamo sempre in tanti e ci ripartiamo in più squadre: lo scopo è esplorare, rilevare e fotografare il più possibile. Piero, Gianluca, Yuri ed io ci dedichiamo al ramo sin., che parte dalla Sala del Ciclope, con la speranza di entrare nella Austro-Ungarica. Qualche giorno prima Gianluca aveva notato una zona interessante, situata sopra una colata e Piero aveva risalito fino ad una finestrella: cominceremo da lì.

Si sale in facile arrampicata per circa 10 m, in cima si cammina per pochi metri fino a raggiungere un’altra finestra che dà su un altro grande salone. Mi guardo attorno per capire se siamo arrivati in posti già conosciuti, ma non sembra proprio. Forse siamo stati fortunati. Scendiamo e cominciamo a cercare le passerelle del vecchio percorso turistico. Camminando, ci rendiamo conto che la giunzione è sfumata. Poco male. Altri saloni, altre gallerie, altre pacche sulle spalle. Dopo alcuni passaggi in arrampicata tra un mare di stalagmiti, improvvisamente la tipologia di grotta cambia. Spariscono completamente le concrezioni e il pavimento diviene sabbioso. Ci troviamo in un ambiente piuttosto complesso, con condotte lunghe decine di metri che poi tornano nello stesso punto. Disseminate a terra molte grandi ossa; a tutta prima niente di strano: in Visocica molte grotte erano piene di ossa. Ci fermiamo tuttavia davanti ad un grosso cranio: è evidente che non si tratta di un bovino o di una capra, ma di un Ursus Spelaeus! Altra sorpresa! Per me e Yuri è il momento del premio: una sigaretta. Si andrà avanti ad oltranza, finché il rilievo di questa nuova zona, chiamata Sala delle Ossa, non sarà terminato.

Di ritorno c’è chi ricorda che il tempo della Spedizione è ormai agli sgoccioli e che quindi sarebbe il caso di disarmare. Il mio sguardo si incrocia con quello di Piero e il pensiero è lo stesso: “DISARMARE?! NON SE NE PARLA! NOI RESTIAMO ALTRI DUE GIORNI! VOI ANDATE!”. L’idea è quella di continuare a cercare la giunzione con l’Austro-Ungarica, ma a questo punto diventa indispensabile avere il rilievo di quest’ultima; se ne occuperanno Federico, Jelena, Mez e Ivy, il giorno seguente. Intanto entriamo in Govednica Piero, Fabietto(GGN) ed io. Siamo nel ramo di destra, Salone Zucchini, dove ancora Piero aveva notato una galleria che secondo lui poteva andare avanti. Armiamo un traverso su attacchi naturali e poco più avanti ci troviamo sul bordo di un pozzo che scendiamo per circa 35 m. In fondo ecco una sala che si prolunga verso destra fino ad un camino di circa 10-15 m. Sale Piero in arrampicata libera; noi invece non ci fidiamo, perché preferiremmo avere una corda. Curioso uno strano fischio costante, dovuto a sensazioni o all’aria che passa attraverso una concrezione. Per questo il Ramo verrà battezzato delle Sirene. Rileviamo e usciamo. Il giorno appresso confrontiamo il rilievo di Govednica con quello dell’Austro-Ungarica; si conferma l’ipotesi di cercare la giunzione nella zona delle ossa.

Ormai siamo all’ultimo giorno a disposizione, quindi dovremo disarmare. Anche se sappiamo di aver poco tempo, entriamo con la speranza di congiungere Govednica all’Austro-Ungarica. Siamo io, Piero, Davide, Fede, Jelena, Mez, Ivy ed Emanuele. Davide ed io siamo nel ramo di destra per dare inizio al disarmo. I compagni, nel ramo di sinistra, raggiungono la Sala delle Ossa per cercare di liberare un passaggio ostruito da sassi, dove si avverte un flusso d’aria. Noi due completiamo il disarmo e ci dirigiamo verso la risalita che porta alla Sala delle Ossa. Oltre la risalita troviamo Emanuele che ci comunica che gli altri sono riusciti a disostruire il passaggio e che sono via da un po’. Ci infiliamo in un cunicolo in cui sono subito evidenti tracce di nero fumo, chiaro segno che l’Austro-Ungarica è vicina. Poco dopo ci imbattiamo in un’altra sala completamente concrezionata: tutto bianco, di un nitore incredibile.

Sembra che Govednica non voglia smettere di stupirci. Incontriamo gli altri già intenti a rilevare. Nonostante si siano ritrovate dalla parte opposta della sala altre tracce di nero fumo, niente giunzione. Peccato, sarebbe stato il colpaccio dell’ultimo giorno. Anche stavolta poco male, altri 300 m di rilievo in posti meravigliosi. Il ramo sarà chiamato Salone delle Tette e non poteva essere chiamato diversamente, vista la perfetta forma di due stalagmiti, una accanto all’altra. Finito il rilievo si esce e questa volta si disarma sul serio.

In fondo siamo tutti molto stanchi, troppe cene saltate e troppe poche ore dormite. Si torna a Mokro, divoriamo quel che si trova e il giorno seguente partiamo per passare gli ultimi giorni asciugandoci le ossa al mare.

Dal 1932 il Gruppo Speleologico di Bologna conduce esplorazioni e studio di cavità naturali e artificiali.

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