gsb-usb

Campo speleo Sul Latemar – Luglio 2020

Località: Massiccio del Latemar, Trentino Alto-Adige

Partecipanti: D. Benedini, J. Bertaccini, P. Calamini, L. Caprara, A. Copparoni, R. Cortelli, S. Curzio, G. Dondi, L. Grandi, S. Guatelli, G. Longhi, A. Mezzetti, L. Pisani, F. Priori, E. Rimpelli, L. Santoro, A. Sangiorgi, I. Tommasi, G. Zaffagnini, A. Zuffa, G. Zuffa

Date: 23-26/07/20

Dopo innumerevoli tentativi del Sommo Zuffa di portare qualche socio sul Latemar, organizziamo un campo in perfetto stile GSB-USB, plurale, caotico, divertente, variegato e soprattutto numeroso! Durante i quattro giorni complessivi di campo vengono effettuate battute con scoperta di nuove cavità di scarso sviluppo ma che potrebbero riservare sorprese con ulteriori scavi. Vengono revisionate le cavità già conosciute di maggiore sviluppo ma con dati parziali/mancanti a catasto: BZBL1, BZBL2 e Pozzo del Forcellone. Per le prime due le esplorazioni sono concluse: BZBL1 si è approfondita ancora di una decina di metri e chiude, mentre BZBL2 è uguale alle descrizioni già note, senza ulteriori prosecuzioni. Al Forcellone siamo stati arrestati da una strettoia a -60 m circa, che ha impedito ulteriori indagini ma la grotta continua e attende una nostra prossima visita.

DIARIO DI CAMPO

RELAZIONI SQUADRA BATTUTE E SCAVI

di D. Benedini

23/07/2020 Partecipanti: Giorgio Longhi, Luca (Paolo) Caprara, Simone Guatelli, Dario (Giudizio) Benedini

La macchina carica di Bolognesi e Mantovani arriva a destinazione (Ski center Latemar) di buon mattino da qui gli impianti ci portano rapidamente a passo Feudo da cui inizia la salita a pioppe fino al Pisa –birra– e poi giù a conquistare con arroganza quella che per i successivi 4 giorni avremmo chiamato casa (Bivacco Sieff Latemar). Sistemati i ciappini ripartiamo per individuare gli ingressi di BZBL 1 e 2 una volta trovati integriamo l’armo di partenza con degli spit e ci caliamo in questa splendida e freddissima grotta allargando il tappo di neve soprastante per facilitare l’ingresso, armiamo fino a dove è possibile con le corde di cui disponevamo e poi risaliamo tutti lasciando armato per i ragazzi che saliranno nei giorni successivi.

Torniamo a baita dove prepariamo un dubbio cous-cous accompagnato da uno Zuffa-limoncello che ai più darà da fare intestinalmente la mattina successiva. In ogni spostamento sono state effettuate battute perlustrative.

24/07/2020 Partecipanti: Giorgio Longhi, Luca (Paolo) Caprara, Simone Guatelli, Dario (Giudizio) Benedini

Una mattina piovosa ci permette di spendere un paio d’ ore al chiuso dove riscopriremo nodi NAB dimenticati dall’umanità come l’Arbs e le tecniche base del bondage grazie al Coach Giorgione. Ci dirigiamo verso il Rifugio Torre di Pisa perlustrando in modo efficientemente disorganizzato vaste aree montane… Vediamo decine di inghiottitoi e fratture due delle quali promettono bene soprattutto per la posizione.

Al Torre di Pisa ad attenderci ci sono Annalisa e il Sommo quest’ultimo intrattiene i locali con interessanti aneddoti alpinistici mentre aspettiamo il resto del gruppo. Ricevuta la notizia che i ragazzi a valle si sono fatti intortare da un locale in cambio di un Sottoterra, ritorniamo al campo base dal quale facciamo ulteriori perlustrazioni fino ad arrivare ad uno dei due buchi interessanti visti nella mattinata, quello che sarebbe poi divenuto Red Ais.

Qui iniziamo uno scavo intenso che di fatto crea la grotta ricorrendo a qualunque tipo di tecniche non convenzionali (tra cui una scure e delle trappole di kevlar). Lo scavo termina con il parto di un grosso masso che ruzzola verso l’Abisso, lasciandomi con le gambe sospese verranno accesi diversi lumini la settimana seguente. Rientriamo al bivacco dove iniziano ad arrivare sfatti come un battaglione in ritirata quasi tutti i rimanenti componenti della spedizione.

25/07/2020 Partecipanti: Jenny Bertaccini, Giorgio Longhi, Simone Guatelli, Dario (Giudizio) Benedini

Barattiamo Caprara (che andrà a fare una ferrata durante la quale troverà un interessante cavità in parete con neve) con Jenny(s Khan) obbiettivo principale della giornata scavo a Red ais (con creazione dell’ impero carsico). Accompagniamo una parte delle squadre di BZBL alle rispettive cavità e dopo aver negato le pile al buon Sanchez.

Veniamo fermati nella progressione da due cavità una larga e profonda pochi metri con neve ed una con ingresso figoide più stretto ma più profonda armiamo la seconda e scendiamo. Questa cavità (Stilo 1) termina in frana a -8 m, senza neve. Scaviamo un po’ per senso del dovere in compagnia dello spirito della marmotta morta sul fondo e poi risaliamo disarmando. Arriviamo a Red Ais armiamo da zero e iniziamo a disostruire intensamente coordinati dall’ esperienza di Giorgione. Vengono a trovarci anche Ivy e Mez ancora con zaino in spalla.

La neve superficiale del giorno prima si è quasi completamente sciolta e decidiamo di togliere molto altro materiale per rendere più sicura la calata dentro questa frana. Siamo titubanti ma alla fine decidiamo di scendere parto e un chiodo alla volta ci conquistiamo i metri. Subito sotto inizia una colonna di ghiaccio “antico” che accompagna fino a dove siamo riusciti a scendere, e probabilmente oltre. Poco dopo scende anche Jenny in quella frana tossica e una volta risalita traiamo le stesse conclusioni…

Siamo scesi 13 m fino ad una piccola base molto hardcore e ghiacciata dove stringe e ci sono almeno due passaggi forse collegati. Qui però si vedono solo una parte dei sassi che non potendo sollevare siamo stati costretti a buttar giù quindi con un altro scavo molto più impegnativo si potrebbe proseguire.

Disarmiamo e ci dirigiamo verso Stilo 2 per dare un’occhiata più approfondita. In questa ennesima battuta troviamo però altre due zone a monte di Red Ais con diversi inghiottitoi. Guato si fionda in libera dentro una frattura di 5 m molto fredda (F. Fredda) e al grido di: “Ho delle sensazioni positive” scava in quell’ ennesimo fondo di frana. Per evitare che passi il resto della sua vita a spostare sassi lì dentro ci dirigiamo alla svelta verso un’altra cavità lì di fianco, ribattezzata 2500 Last. Qui ci giochiamo gli ultimi tasselli a disposizione per arrivare sul fondo 10 m sotto, dove puntualmente ci attende ghiaccio su frana impraticabile. 2500 bis e tris (lì vicino) non scese per mancanza di ferramenta. Torniamo a Stilo 2, che scendiamo in libera: stesse conclusioni con possibile prosecuzione. Al rientro al bivacco mi guadagno una birra con Raulo scommettendo sull’identità di una cavità (lo scrivo qui così non me ne dimentico) e dopo qualche bicchiere di Stock d’annata andiamo in branda.

26/07/2020 Partecipanti: Simone Guatelli, Dario (Giudizio) Benedini

Alle 8, redistribuito il materiale, prendiamo due sacchi con l’occorrente per l’ultima marachella e scendiamo in un vallone per vedere Thermos, la seconda cavità interessante vista il secondo giorno. Armiamo sentendo dietro a noi ancora la presenza di Giorgione che ci impedisce di fare dei lavori grossolani e mettendo tanto di deviatori… tanta roba per i cip e ciop dello scavo. La cavità presenta neve, ghiaccio e frana, e inizia a stringere dopo una decina di metri (scende per almeno altri 5) con possibilità di scavo. La batteria del trapano del buon Lupo mi muore tra le mani proprio con l’ultimo tassello e capisco che per ora il Latemar finisce qui…

Disarmiamo, torniamo al Torre di Pisa, beviamo una cosa in compagnia e partiamo alla volta della savana-pianura.

RELAZIONE AVVICINAMENTO AL LATEMAR – SQUADRA RITARDATARI

di L. Grandi

24/07/2020 Partecipanti: R. Cortelli, S. Curzio, L. Pisani, L. Santoro, F. Priori, L. Grandi, E. Rimpelli, A. Sangiorgi, G. Dondi, P. Calamini, J. Bertaccini, A. Copparoni, G. Zaffagnini

Raramente l’avvicinamento a una grotta merita una relazione dedicata, solitamente si tratta di scomode e faticose salite fuori sentiero, tanto sudore e speleologi carichi come muli, con sacchi e corde appesi a grappolo sugli zaini… niente da ricordare con particolare emozione. Questa volta sul Latemar, tutto sommato, non è andata diversamente, ma l’insieme di imprevisti, coincidenze fortuite ed il livello di sofferenza generale per portare l’attrezzatura (e noi stessi) ai 2306 m del campo, sono degni di essere citati.

Per prima cosa la scelta dell’itinerario. Per raggiungere il Bivacco A. Sieff (o Bivacco Latemar), campo base della spedizione, ci sono tre possibilità:

  1. Da Oberholz alla Forcella dei Camosci: primo tratto in seggiovia, poi 550 m di dislivello in salita, ripidi e con un passaggio di 1° grado, poi 345 m in discesa.
  2. Lungo la Valsorda: 1180 m di dislivello, con ripidi canalini ghiaiosi e passaggi attrezzati con cavo d’acciaio.
  3. Da Passo Feudo al Rifugio Torre di Pisa: primo pezzo in ovovia da Predazzo, poi 515 m di dislivello in salita e 384 m in discesa, lungo sentieri relativamente comodi e regolari.

Se già la prima opzione sembra poco adatta ai carichi che dovremo portare (zaini da oltre 20 kg), la seconda, ovvero la Valsorda, risulta addirittura interdetta, a causa degli alberi caduti in seguito alla tempesta Vaia del 2018. Scegliamo naturalmente di salire in seggiovia fino a Passo Feudo (opzione 3).

Venerdì 24 luglio come seconda squadra (un gruppo è già salito il giorno prima) ci troviamo a Predazzo attorno alle 13.00. La partenza è già slittata di qualche ora, dato che il maltempo ci avrebbe impedito di salire. Tempo di salutarci e una finestra di bel tempo ci sorprende a stomaci vuoti, dovremmo approfittarne e incamminarci, ma pensando e ripensando a quale sarebbe la soluzione più saggia, ci ritroviamo seduti a tavola. Si sa: pensare incrementa la fame! E qui inizia il bello. Mentre Coppa fa pressing alla cameriera, la sua esuberanza viene notata da un signore seduto al bancone, che si interessa alla nostra vicenda. Dice di conoscere una strada molto più veloce per il Bivacco Latemar, che ci avrebbe senz’altro fatto risparmiare tempo, soldi (dell’ovovia) e fulmini sulla testa: salire dalla Valsorda. L’opzione 2… pazzia? No, i locals non deludono mai: il sentiero è stato riaperto da pochissimi giorni e una strada forestale ci avrebbe permesso di salire fino alla quota di 1765 m, si tratta solo di cercare suo cugino (il guardaboschi) e chiedere l’autorizzazione.

Bisogna però anche capire se la strada è percorribile, dunque andiamo a vedere: io, Piso, Coppa e Walter Gabrielli -così si chiama la nostra guida- a bordo del suo suv ci avventuriamo per la fantomatica strada forestale. Passati stanga e divieto, già ostacoli insuperabili per noi comuni mortali, ci blocca un gruppetto di boscaioli bresciani intenti a montare una teleferica per il trasporto tronchi. Walter interrompe il loro lavoro, stavolta gli speleologi hanno la precedenza. Passiamo. Un tornante dopo e un grosso escavatore attaccato a un tronco impedisce il transito. Sopralluogo finito, pensiamo, ma Walter si assenta e torna con uno dei boscaioli, che mette in moto la macchina, sposta il tronco e parcheggia fuori dalla strada. Passiamo anche qui. Continuiamo a salire e improvvisamente la strada si interrompe di nuovo. La ghiaia lascia il posto alla terra smossa e un piccolo escavatore è intento a posare una canalina trasversale. Il tempo ormai stringe, tornare all’opzione 3, cioè l’ovovia da Predazzo, potrebbe farci incontrare col temporale proprio sul crinale, con tutti i rischi del caso. Due chiacchiere con questo ruspista e ci viene assicurato che nel giro di un’ora avrebbe steso un fondo di ghiaia e noi saremmo potuti passare, senza incontrare altri ostacoli fino ai 1765 m di quota del Sas Canalin, dove realmente finisce la strada. Si può fare! Manca solo l’autorizzazione, ma ecco che mentre torniamo dai nostri compagni incontriamo Massimiliano, il guardaboschi cugino di Walter, che comprese le nostre intenzioni speleologiche, con il tipico sorrisino da “questi son matti!”, ci autorizza a percorrere la strada forestale, che essendo di tipo A normalmente è riservata solo ad attività boschiva e a particolari situazioni d’emergenza. Ma Massimiliano ci fa capire che nulla si fa per niente, quindi Piso propone uno scambio: l’invio di tutta la documentazione che produrremo, rilievi, foto, relazioni in cambio dell’autorizzazione. La proposta lo lascia incredulo e quasi si commuove, mai avrebbe pensato che dei soggetti assurdi come noi potessero produrre tale documentazione, ma una copia di Sottoterra 149 in regalo testimonia che non siamo dei ciarlatani.

Impariamo che i due cugini sono membri della Regola Feudale di Predazzo, ente di proprietà collettiva con radici antiche, che gestisce boschi e pascoli della zona, Valsorda compresa. Sono infatti l’orgoglio e la passione per il territorio a spingere Walter e Massimiliano ad aiutarci e a fare di tutto per aprire le porte del loro bosco, sforzandosi di renderlo accogliente anche quando la natura l’ha devastato.

Ci raduniamo quindi con tutto lo squadrone all’inizio della strada forestale, a disposizione abbiamo due furgoni, una Fiesta e la Duster 4×4 di Paoloner. La Fiesta è troppo bassa e con i furgoni ci è stato sconsigliato di tentare, notare che la maggior parte di noi possiede un mezzo 4×4… a casa però! Tutta la spedizione ora dipende da Paoloner, che prima è stato costretto a rinunciare ai canederli per fare più in fretta a tavola e ora deve mettere a disposizione il suo mezzo per portare persone e materiali in tre giri. Il tempo totale di questa operazione non l’abbiamo misurato, ma non esagero se dico che ci abbiamo messo 2 h.

Il sentiero, con più di 20 kg sulle spalle, è impegnativo sin da subito, il fondo è poco battuto per la recente riapertura, condito da canalini ripidi e tratti esposti che si fanno dare del lei. Le ginocchia scottano e il fiato si accorcia, mentre il verso del Condor accompagna costante la salita, in particolare quella di Paoloner. Nel frattempo Walter, indossata l’attrezzatura da trail runner, ci ha raggiunti con passo da camoscio, partendo dal fondovalle. Ci confesserà, a spedizione conclusa, che aveva sottovalutato i nostri carichi, decisamente poco adatti a questa salita, ma le ginocchia se ne erano già accorte, in particolare chi l’ha dovuta percorrere in discesa per recuperare i mezzi, tra cui naturalmente Paoloner, che a ‘sto giro si è proprio beccato tutte le gioie…

Tuttavia, vedere la comunità locale che fa i salti mortali per aiutare un gruppo di strani soggetti come noi è una cosa che mi emoziona moltissimo. Devo dire che in spedizione con il GSB non capita di rado e già questo, per me, ripaga la fatica della salita. In più la Valsorda è stata un’ottima soluzione per Mez e Ivy, i quali salendo sabato mattina non hanno dovuto aspettare l’apertura degli impianti, e per noi perché l’itinerario era più al riparo dai fulmini. Fulmini di un temporale che poi alla fine, non è mai arrivato, vuoi per fortuna… o per qualcuno che ha dato ascolto alle nostre tipiche preghiere.

RELAZIONE ATTIVITà NOTTURNA – BIVACCO LATEMAR

Di L. Caprara

26/07/20, ore 01:30 circa, bivacco Latemar, piano terra. Partecipanti: Luca Caprara, Giorgio Longhi, coniugi Zuffa, coppia di sventurati escursionisti

Data la mia grave dipendenza da tisanina della buonanotte, mi sveglio verso l’una per pisciare. Noto trambusto: nonostante i tappi, una russata tonante pervade l’ambiente, i coniugi Zuffa smadonnano e tentano di fermare il malvivente con invettive e colpi di tosse, nulla da fare. Già che devo uscire a espletare, decido di risolvere io: mi alzo e, a colpo sicuro, vado a dare una ghega a Giorgione. Incoscienza. Lui si sveglia, ma il casino continua, non era lui. Devo agire in fretta, prima che capisca la situazione: lo tengo sotto tiro con la Tikka così da non farmi riconoscere ed esco dal bivacco. Non prima di aver tirato un’altra ghega all’escursionista russatore, la missione andava comunque portata a termine. Mentre piscio sotto il cielo stellato del Latemar, penso che probabilmente non lo rivedrò mai più.

È stato bello conoscervi.

RELAZIONI SQUADRA REVISIONE GROTTE BZBL

di G. Zaffagnini

25/7/2020 Grotta BZBL1. Partecipanti: A. Copparoni, A. Sangiorgi, G. Dondi, L. Santoro, G. Zaffagnini

Proseguiamo l’armo effettuato il giorno precedente dai nostri amici per osservare, documentare e rilevare l’andamento completo della grotta. Ci organizziamo a dovere grazie ai consigli preziosi dovuti alla loro prima ricognizione del venerdì: coprirsi bene sotto la tuta perchè c’è neve perenne, portarsi la vanga per vedere se prosegue, fornirsi di corda aggiuntiva perchè l’armo non è terminato.

Con tanta voglia di esplorare, partiamo puntuali di prima mattina con gli zaini in spalla carichi. Come c’è stato riferito dai nostri amici speleologi, è bene armarsi di vestiti impermeabili sotto la tuta e con consapevolezza prenderemo molto freddo. Alle 9 di mattina di sabato giungiamo di fronte al cratere nel bel mezzo dell’altopiano del Latemar, un panorama irripetibile ci si mostra agli occhi mentre ci vestiamo accuratamente, pronti ad immergerci nel buio lasciando dietro di noi la luce del sole a 2600 mt circa. Dal cratere sbuca una corda, armata il giorno prima sulla roccia un pò inaffidabile del Latemar. 

Il Coppa scende a perlustrare per primo mentre alcuni di noi finiscono di aggiungere gli ultimi strati di vestiario addosso. Posizioniamo un sacco speleo vuoto sulla prima calata per evitare che la corda sfreghi. Come visibile da tutti, il primo cratere è occluso da un immenso e spesso strato di neve, che dall’alto non si sa dove finisca. Dopo la prima calata Coppa attende il rilievo tradizionale di Alessio che con calma e cura usa disto e bussola per salvare i dati dei capisaldi. L’ulefone non funziona quindi io e Sanchez optiamo per la classica e sempre affidabile scrittura manuale. Coppa a mano a mano scende e passo a passo segna i capisaldi con il pennarello, attendendo che Alessio rilevi le varie distanze, e che queste vengano dettate agli scribani. Coppa si cala tra la roccia e la neve, poi Alessio, poi Sanchez, poi Sciamana, poi Giorgino: i 5 di sette nani che van a lavorar senza saper quando tornar. 

Le prime tre calate sono corte, circa 4-5 metri ciascuna e tutte sono caratterizzate dall’avere la colata di ghiaccio perenne e neve sulla schiena. Passo a passo prosegue il rilievo manuale. Dopo le calate giungiamo ad una sala ampia di crollo, con rispettivo pozzo che giunge dall’alto. È qui che sono arrivati i nostri amici ieri, ed è da qui che eventualmente possiamo tentare di proseguire. Anche se abbiamo fatto poca strada stiamo già congelando. 

Mentre il Coppa perlustra il pozzo successivo di circa 10 metri per capire dove armare di conseguenza, io e Ale ci sbafiamo parte della piadina e della mortadella di Giorgino, magari ci scalda un pò. Coppa ci avvisa che il pozzo finisce in un altro cumulo di neve e ghiaccio che non si sa bene dove finisca, non vede il chiodo per proseguire, dunque risale alla saletta di crollo dove già congelati lo aspettiamo tutti.  Sanchez decide di scendere e di tentare l’armo successivo con i 30mt di corda che ci siamo portati dietro. Scende, trova il chiodo esposto nel vuoto su un ulteriore pozzo di 10 metri e decide di proseguire. 

Io indosso la celata prestata da L. Caprara e devo dire che la situazione migliora decisamente. Sanchez raggiunge il fondo del pozzo e dal basso urla: “Serve la vanga!”. Giorgino è sceso sul cumulo di neve prima dell’ultimo pozzo, io sono ancora nella saletta di crollo e porto con intrepida attesa la vanga attaccata all’imbrago: prima o poi vangherò! Sento l’urlo di Sanchez senza comprendere, Giorgino echeggia le sue parole, e dunque scendo anche io. Raggiungo Giorgino sul cumulo di ghiaccio e neve e poi scendo fino a Sanchez. Un passaggio stretto ed alto si mostra di fronte a noi, è occluso dalla neve che per maggior parte riusciamo a togliere con la vanga. Ci scaldiamo così, vangando senza tregua; la colata di ghiaccio è alta 11 metri circa. 

Alla fine, il passaggio chiude in una strettoia. Ci affacciamo io e Sanchez ma notiamo con amarezza che chiude in un crollo detritico che non mostra alcun passaggio ulteriore. Sanchez prova un passaggio piú in alto, vangando in direzione sopra la sua testa per riuscire ad affacciarsi e vedere se sopra il crollo detritico ci sia altro, ma nulla purtroppo. Giorgino è sopra il pozzo ad attendere notizie e a lanciarci dall’alto il materiale da rilievo per poter dire di aver concluso completamente l’esplorazione. 

Soddisfatti e infreddoliti ritorniamo su, tutti e tre, sognando il sole forte pronto a scaldarci. Lasciamo la grotta armata fino al giorno successivo, in cui Jenny ed Edo hanno effettuato il disarmo, calandosi nei pozzi di una grotta che raggiunge i 62 metri di profondità e che trasmette fascinazione ed unicità per la perenne presenza di una lingua di ghiaccio e neve che non si può stimare da quanto tempo dimori questo ambiente. 

25/7/2020 Grotta BZBL2. Partecipanti: A. Copparoni, A. Sangiorgi, G. Dondi, G. Zaffagnini

Dopo essersi asciugati ben bene al sole, ed aver completato il rilievo della BZBL1 a seguito degli ultimi dati raccolti da Sanchez e Sciamana, il Coppa e il Raulo si rivestono ben bene e si avvicinano alla voragine BZBL2. Mentre Raulo termina una battuta esterna nei dintorni, Coppa è intrepido di usare il pianta spit, di cui funzionamento gli è appena stato spiegato dal Raulo. Il Coppa arma e si cala all’interno del cratere che, come BZBL1, termina su un cumulo di ghiaccio e neve. Sciamana e Giorgino, non ancora asciutti del tutto, si avvicinano per osservare e fare compagnia. Il Raulo non si cala ancora perché fiducioso di buone nuove dal Coppa. Quest’ultimo pianta un successivo spit all’imbocco della fessura sul fondo della grotta. Il sole rimbalza sulla neve e picchia sulla sua faccia, l’unico punto esposto del suo corpo. 

Fatto l’armo, il Coppa scende nella fessura e noi attendiamo il verdetto. Se varrà la pena scenderemo tutti. Dopo pochi minuti, risale e ci dice che il pozzo prosegue per circa 12 metri chiudendo in un cumulo di ghiaccio e neve che non pare proseguire. Ci guardiamo tutti negli occhi, è tornato anche Sanchez che si era andato a cambiare i vestiti bagnatissimi, decidiamo che non vale la pena di vangare dato che la lingua di ghiaccio pare molto spessa. Concludiamo che la grotta termini qui. Coppa risalendo dalla calata disarma il suo stesso armo. 

26/7/2020, Grotta BZBL1, Partecipanti: J. Bertaccini, P. Calamini, E. Rimpelli, A. Sangiorgi, L. Santoro

Eseguito il disarmo della cavità.

RELAZIONI SQUADRA REVISIONE GROTTA DEL FORCELLONE

di L. Pisani

25/7/2020 Partecipanti: R. Cortelli, S. Curzio, L. Grandi, L. Pisani, E. Rimpelli

Obiettivo principale della spedizione, oltre alla balotta, è la revisione del Pozzo del Forcellone. Questa cavità, esplorata dal GS SAT Lavis negli anni ’80, si trova sul profilo di cresta sotto alla Cima del Forcellone. A catasto è presente un rilievo che non torna con i dati di sviluppo segnati nella scheda: -110 m. Lupo e Edo vanno avanti armando sugli spit dei predecessori integrando dove serve e cercando di pulire i pozzi il più possibile, mentre io e Condor rileviamo e Robby chiude la fila.

La grotta è estremamente pericolosa in quanto quasi ogni terrazzino è un cumulo di detrito instabile che frana al solo sguardo. Bisogna andare in numero ridotto altrimenti si rischia di scaricare a non finire o dover rallentare tantissimo la progressione. Scendiamo una sequenza di due pozzi frazionati fino a raggiungere la profondità di -45 m, dove ci attende una marmotta in putrefazione e un successivo pozzo su frattura molto stretto, di circa una quindicina di metri, che porta su una strettoia intransitabile con un grosso masso incastrato. Combacia con la descrizione della grotta ricevuta da Lupo da parte dei Finanzieri del Soccorso Alpino, che l’hanno scesa di recente. Peccato che non siamo neanche per sbaglio a -110 m!

Lanciando dei sassi oltre la strettoia, il rumore rimbomba ed echeggia per svariati secondi, segno che la grotta continua. Tolto il sassone, si intuisce che il passaggio sembra anche allargare ma ahimè al momento non è transitabile. Decidiamo quindi di iniziare una disostruzione. Abbiamo con noi pochi strumenti del mestiere e proprio quando li finiamo, un imprevisto tecnico-sanitario ci farà desistere dal proseguire. Prima di risalire, sforzandomi riesco a passare quel tanto che basta per vedere che la grotta continua con un pozzone di almeno una trentina di metri, ed è presente un altro spit qualche metro più in basso. Risalire dalla strettoia risulta una bella faticaccia e dare un’altra slimatina non farebbe schifo. Nonostante l’attrazione sia altissima, va detto che non c’è aria percepibile.

Data la situazione, e anche il fatto che siamo già belli infreddoliti tutti quanti, si opta per uscire, stando attenti a non scaricare anche se non è per niente facile… avrò beccato almeno 4-5 sassi su braccia, mani e spalle in risalita che per fortuna non hanno causato problemi se non qualche livido… insomma, una grotta da prendere con le pinze. Lasciamo armato per un eventuale prosecuzione del giorno dopo, e torniamo al campo base.

26/7/2020 Partecipanti: S. Curzio, L. Pisani

Si torna al Forcellone per valutare la fattibilità di proseguire e comunque disarmare. Siamo in due e quindi scarichiamo molto meno e durante la progressione ci sentiamo più al sicuro. Arrivati alla crepa terminale, e avendo solo una scarsa mezza giornata di tempo, decidiamo di ultimare le nostre energie slargando ancora di più il passaggio. In questo modo in una prossima futura uscita si potrà andare a colpo sicuro oltre la strettoia senza doversi fermare ad allargare. A furia di mazzettare riusciamo a piallare una grossa sporgenza che risultava l’ostacolo più fastidioso per il superamento in salita della strettoia, dopo di che iniziamo a disarmare e usciamo. Torneremo.

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